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Palamara: «Del trojan seppi tramite Morlini» Ma il giudice smentisce

T.S.

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roma. Il giudice reggiano Gianluigi Morlini viene tirato in ballo da Luca Palamara (ex presidente dell’Anm accusato di corruzione atti giudiziari e radiato dalla magistratura). È avvenuto giovedì, quando Palamara nell’audizione davanti alla Prima Commissione del Csm (che si sta occupando del vaglio delle chat estrapolate dal telefono dell’ex toga nell’ambito dell’inchiesta di Perugia) ha affrontato temi specifici con riferimento alle nomine di Roma e Milano e alcuni passaggi inerenti il trojan. E proprio su quest’ultimo punto l’ex leader di Unicost ha specificato di aver saputo del trojan – inserito nel suo telefonino – direttamente dal deputato Cosimo Ferri che a sua volta l’avrebbe saputo, attraverso gli allora consiglieri Gianluigi Morlini e Antonio Lepre, da una fonte autorevole come Stefano Erbani, consigliere giuridico del Quirinale. Una ricostruzione smentita – ieri – dal giudice civile reggiano attraverso il professor Vittorio Manes che difende Morlini nel procedimento disciplinare davanti al tribunale dei magistrati al Csm: «Il dottor Morlini smentisce categoricamente – dichiara il legale alla Gazzetta – di aver ricevuto questa notizia dal consigliere giuridico del Quirinale e men che meno di averla trasferita ad altri ». Smentita che si assomma a quella, già nota, di Erbani.

Saltata l’udienza di ieri, riprenderà la prossima settimana il procedimento disciplinare nei confronti dei cinque ex consiglieri togati Corrado Cartoni, Paolo Criscuoli, Luigi Spina, Antonio Lepre e appunto Morlini, a cui viene contestata la partecipazione alla cena all’hotel Champagne del 9 maggio 2019, con Palamara e i parlamentari Luca Lotti e Ferri. Incontro che era stato intercettato attraverso il trojan introdotto nel cellulare di Palamara (su di lui stava indagando la Procura di Perugia). In quella riunione si affrontò il discorso sulla nomina del procuratore capo di Roma e, al tempo, Morlini era presidente della Quinta Commissione del Csm competente sulle nomine. Da sempre il giudice reggiano nega di essere stato influenzato nelle sue decisioni al Csm. —

T.S.

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