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ALBINEA, OPERAZIONE TOMBOLA 

“Libertà” e “Iames” ricordano l’assalto a villa Rossi e villa Calvi

Adr.Ar.

La commemorazione si è svolta nei limiti imposti dalla pandemia Presenti due protagonisti di allora: Giovanna Quadreri e Libero Bonini, ora novantenni

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ALBINEA. Ha visto la presenza di due protagonisti dell’epoca, la cerimonia in forma ristretta organizzata dal Comune di Albinea per ricordare l’Operazione Tombola, la conquista da parte di partigiani e militari alleati del comando nazista sulla Linea Gotica di stanza a villa Rossi e a villa Calvi, a Botteghe di Albinea.

L’azione venne effettuata fra il 26 e il 27 marzo 1945, coinvolgendo partigiane e partigiani italiani e stranieri e i paracadutisti del secondo battaglione Sas guidati dal maggiore Roy Erran.

Rispetto al passato, non è stato possibile organizzare una cerimonia in grande stile, con rivisitazioni e ricostruzioni, ma il Comune di Albinea, l’Anpi e il Comitato gemellaggio, pace e cooperazione internazionale hanno voluto comunque allestire una serie di iniziative, rispettando i vincoli del periodo.

Nella mattina di ieri, sabato 27 marzo, sono state posate due corone di alloro: la prima di fronte al monumento in piazza a Botteghe, la seconda di fronte alla lapide che ricorda la morte di tre soldati britannici.

Presenti, oltre al sindaco Nico Giberti e al presidente dell’Anpi locale Giacomo Mazzali, due resistenti che collaborarono all’attacco: la 93enne Giovanna Quadreri, “Libertà”, e il 95enne Libero Bonini, “Iames”.

Giovanna ha ricordato quella notte quando, giovanissima – assieme alla sorella Laura “Foresta” Quadreri e all’amica “Tundra” Zobbi – salvò il militare inglese Frank Mulvey, ferito nell’incursione: «Lo caricammo su un mulo alla Vendina, mentre sentivamo i tedeschi che continuavano a sparare. Perché non cadesse, lo legammo come un sacco di farina e poi ci incamminammo verso Secchio, ai piedi del Cusna, dove arrivammo dopo 22 ore di marcia. Lo salvammo e oggi ha cinque figlie».

Anche Libero era poco più di un adolescente, all’epoca: «Il comandante mi disse di restare nelle retrovie perché ero un ragazzino allora – ha spiegato Bonini –. Ma appena sentii sparare non riuscii a restare in disparte e corsi in mezzo alla battaglia, dove feci la mia parte».

Le commemorazioni sono state concluse a sera con il convegno online “La democrazia alla prova dell’era digitale. Il web è un rischio o una risorsa?” con il sociologo Massimiliano Panarari. —

Adr.Ar.

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