Pandemia e speranza nell’omelia delle Palme del vescovo Camisasca
Durante la messa di ieri mattina in cattedrale ha ricordato gli effetti del peccato originale e la Passione di Cristo
reggio emilia. La Passione e il sacrificio di Cristo, i drammatici effetti della pandemia, l’invito ad abbracciare l’amore di Dio. Ieri mattina alle 11 il vescovo di Reggio Emilia e Guastalla, Massimo Camisasca, ha presieduto la messa per la Domenica delle Palme all’interno della Cattedrale cittadina.
«Ogni anno nel ripresentarsi di questa celebrazione della domenica di Passione è in me viva la preoccupazione di non coprire con le mie parole ciò che sta avvenendo davanti ai nostri occhi – esordisce il vescovo –. Dobbiamo guardare il nostro presente alla luce della passione di Cristo, in continuità con essa. Trarre dalla passione di Cristo il significato del nostro presente. Stiamo attenti a non intraprendere un percorso falso, ad assolutizzare il nostro presente come se esso fosse capace di manifestare da solo il suo valore, vedendo nella passione di Cristo tuttalpiù una metafora di ciò che sta accadendo ora. La passione di nostro Signore non è una fiaba o un mito utile soltanto per svelarci gli archetipi della storia dell’uomo. Essa, al contrario, è una realtà».
Leggere «il nostro presente come proseguimento e compimento della passione di Cristo – prosegue Camisasca – non è qualcosa di estraneo al pensiero cristiano. Così per esempio hanno fatto i Padri leggendo le vicende degli imperi del loro tempo. Così, prima ancora dei Padri, fa san Paolo nelle sue lettere. Così ha fatto Gesù parlando dei segni dei tempi. Nella pandemia possiamo vedere uno degli effetti della morte, entrata nel mondo con il peccato, con la disobbedienza dell’uomo a Dio. Laddove c’è peccato, c’è sofferenza, divisione, e infine morte».
Un riferimento non ai “peccati” quotidiani ma al Peccato originale, ispirato a un passo della Lettera ai Romani che così recita: “Come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato”.
Ma «Cristo ha preso su di sé tutto il nostro male. Lo ha vinto e distrutto nella sua obbedienza», conclude. «In questa settimana santa, negli eventi reali che rivivremo, ci è offerto da contemplare il mistero che muove tutta la storia, che attrae, purifica, e svela l’amore del Padre. Esso si è manifestato definitivamente nella croce, asse portante della vita personale e cosmica, e si è realizzato nella resurrezione. La vita donata da Cristo al Padre nella sua morte gli è stata interamente restituita nell’evento della sua nascita definitiva. Addentriamoci, perciò, con attenzione, raccoglimento e adorazione a vivere l’inizio della nostra salvezza, che contiene già in sé la realizzazione intera delle promesse che riguardano il Figlio e tutti noi». —
Leonardo Grilli
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