«I nostri saloni chiusi più sicuri degli abusivi che vanno a domicilio»
REGGIO EMILIA. «Donne e contratti part-time, una situazione che si è aggravata con il perdurare dell’emergenza pandemica». È la denuncia che arriva da Fisascat Cisl Emilia Centrale e Uiltucs Uil Reggio Emilia che pone l’attenzione sulla ennesima disposizione governativa di chiusura delle scuole nei territori dichiarati in zona rossa. I sindacati ricordano come «molte donne in part time lavorino in mense scolastiche aziendali. Ma le mense scolastiche reggiane risultano inattive dall’inizio della pandemia, mentre le mense aziendali della provincia hanno visto le attività azzerate o fortemente ridotte dal ricorso generale allo smart working». Pertanto, queste operatrici si trovano ora impegnate a affrontare un periodo di bilancio familiare negativo.
«Alcune di loro – proseguono i sindacati – si trovano in condizioni ai limiti della povertà. Con il protrarsi della situazione attuale, si corre il rischio concreto di un’uscita dal mercato del lavoro per migliaia di addetti, per la stragrande maggioranza donne per con un’età media oltre i 50 anni».
Per questo Fisascat Cisl e Uiltucs Uil, chiedono interventi a sostegno delle lavoratrici, dei lavoratori e delle imprese del settore, a partire dalla richiesta di ammortizzatori sociali con causale Covid per un arco temporale coerente con la previsione di ripresa per sostenere l’occupazione e non disperdere professionalità. Come ogni anno, lavoratrici e lavoratori vedranno sospesi i propri contratti a giugno, in corrispondenza della fine dell’anno scolastico, rimanendo per questi mesi senza retribuzione, senza ammortizzatori e senza possibilità di ricercare una nuova temporanea occupazione preclusa dagli effetti della crisi in atto, senza una prospettiva certa rispetto ai tempi e alle modalità di ripresa dei servizi. Da qui la richiesta sindacale. —
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