«L’85% degli alberghi reggiani è chiuso ma si può andare in vacanza alle Canarie»
Lombardini, presidente di Federalberghi Reggio: «È un assurdo italiano, almeno per Pasqua dovrebbe riaprire tutto»
Ambra Prati
REGGIO EMILIA. «Non mi posso muovere dal mio comune ma posso volare alle Canarie: è assurdo, mentre l’85 per cento degli alberghi è costretto a restare chiuso».
Francesca Lombardini, presidente di Federalberghi Reggio Emilia, condivide appieno la polemica sollevata dal presidente dell’associazione nazionale Bernabò Bocca, che ha criticato duramente le norme che permetteranno a Pasqua di viaggiare all’estero.
Basta un tampone alla partenza e al rientro: così i voli aerei, prenotati soprattutto da tedeschi e inglesi verso le isole dell’Atlantico, stanno registrando il tutto esaurito.
Federalberghi nazionale ha chiesto che il Governo adotti con urgenza un provvedimento per “liberare” le persone munite di certificazione dell’avvenuta vaccinazione o il risultato negativo di un test molecolare o antigenico.
«Come si può non essere d’accordo – ha commentato Lombardini – con la “fame” di viaggi chi ha la possibilità parte. Per il turismo è un disastro. Credo che il nostro Governo stia sbagliando completamente rispetto alle politiche comunitarie: è l’ennesima dimostrazione che o l’Europa esiste oppure è una presa in giro. Si pensi all’inverno bruciato per il nostro Appennino, alle seconde case vietate, alla Riviera romagnola che perde di nuovo la Pasqua».
E, per la sessantina di albergatori reggiani aderenti a Federalberghi, a dodici mesi di non lavoro: «È stato un annus horribilis, per noi come per altre categorie. Non so quante delle strutture reggiane sopravviveranno: non me la sento di fare una previsione, alcune in provincia hanno già chiuso per sempre. In città da fine ottobre sono chiuse Le Notarie e l’Hotel Posta, altri aprono tre o quattro giorni durante la settimana per poi chiudere nel weekend e continuare ugualmente a pagare le tasse».
L’hotel Astoria, di proprietà della presidente, invece non ha mai chiuso: «Abbiamo voluto dare un servizio alla città e alla clientela affezionata – ha spiegato Lombardini –. È chiaro che lavoriamo in perdita: un hotel, per il pareggio, deve raggiungere il 50 per cento della capienza mentre dall’anno scorso siamo al 30 per cento con 27 dipendenti in cassa integrazione a rotazione. Abbiamo perso il 70 per cento del fatturato pre-Covid. Mentre gli alberghi della provincia possono contare su una clientela di tecnici o manutentori che devono muoversi, i quattro stelle sono molto in bilico perché hanno dovuto riposizionarsi: è sparita la clientela legata a Reggio Children, spariti gli stranieri, mentre la clientela business italiana (quella che a Reggio rappresenta il 90 per cento) è rimasta, senza i meeting e con permanenze di una sola notte».
Per Pasqua «niente, tutto tace. A mio avviso bisognerebbe riaprire, con tutte le cautele, sia gli hotel sia i ristoranti. Invece che rincorrere nei parchi i ragazzini che giustamente hanno voglia di vivere sarebbe meglio convivere con il Covid e riaprire le attività». Anche Lombardini ammette la voglia di vacanze. «Mi basterebbe arrivare al mare in un’altra regione. Ecco lancio un appello ai reggiani: restate in Italia, quel poco turismo interno sarebbe una boccata d’ossigeno». —
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