Decurtazione dello stipendio per 6mila lavoratori della sanità
REGGIO EMILIA. Non bastano le elargizioni occasionali per assicurare ai dipendenti del servizio sanitario nazionale il riconoscimento dell'enorme impegno che a loro è richiesto da quando è scoppiata la pandemia. Tanto meno li possono gratificare gli elogi di chi li esalta come eroi. L'anno scorso il governo ha pensato di ripagarli con assegnazioni una-tantum sulle voci delle retribuzioni relative al salario accessorio, cioè su produttività, lavoro straordinario e indennità di turno. Queste gratifiche sono a termine e ora nella nostra provincia seimila lavoratori della sanità rischiano una decurtazione media dello stipendio compresa fra cento e trecento euro. I sindacati confederali della funzione pubblica di Cgil, Cisl e Uil, insieme alla Rsu dell’azienda Ausl, si oppongono e lanciano tra i lavoratori una raccolta di firme da consegnare venerdì 9 aprile al direttore generale Cristina Marchesi e al presidente della conferenza territoriale socio sanitaria, il presidente della provincia Giorgio Zanni. Quel giorno sarà formato un presidio davanti al Santa Maria Nuova. Vi sono invitati sia Cristina Marchesi sia Zanni. La richiesta di mantenere gli attuali livelli retributivi è esplicita e tassativa. «Se un anno fa – dichiarano Gaetano Merlino della Fp Cgil, Gennaro Ferrara di Cisl Fp e Giuseppe Belloni di Uil Fpl – tutti chiamavano i nostri colleghi eroi, oggi questi stessi eroi rischiano di perdere una fetta importante del proprio salario. La diminuzione è causata dai vincoli e dai limiti imposti dalle leggi e voluti negli ultimi dieci anni dal ministero dell’Economia e della Finanza». I dipendenti, insomma, scontano le condizioni restrittive con cui erano state illmitate per legge le retribuzioni accessorie. Ora, esaurite le assegnazioni irripetibili, si dovrebbe ripristinare il regime retributivo che i sindacati ritengono penalizzante. —
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