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«Gravi irregolarità in bandi e appalti» Chiesto il giudizio per 24 persone

Enrico Lorenzo Tidona

Tra i reati contestati: turbata libertà degli incanti, corruzione falsità in atto pubblico e rivelazione di segreto d’ufficio

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REGGIO EMILIA. Gestione del nido Maramotti, rimozione delle auto incidentate, servizi legali, servizi di brokeraggio assicurativo, selezione del dirigente dell’Azienda servizi alla persona e la gara per gestione della sosta a pagamento e del trasporto scolastico.

Sono i capitoli di indagine sui quali, dopo quattro anni, la procura di Reggio Emilia chiude il cerchio chiedendo il rinvio a giudizio per 24 tra dipendenti, consulenti e persone coinvolte in attività del Comune di Reggio, compresi dirigenti e funzionari, accusati di reati relativi a irregolarità riscontrate nella gestione di appalti pubblici indetti dall’amministrazione, sia per quanto riguarda la predisposizione delle gare sia per quanto riguarda le assegnazioni. I reati contestati a vario titolo sono turbata libertà degli incanti, falsità in atto pubblico, rivelazione di segreto d’ufficio e corruzione.

«Al termine della complessiva attività di indagine – scrive in una nota il procuratore Isabella Chiesi (reggente dopo il recente trasferimento di Marco Mescolini) – dalle analisi della copiosa documentazione acquisita dalla guardia di finanza e dalle relazioni dei consulenti tecnici, e valutata la correttezza delle qualificazioni giuridiche delle condotte concretamente attribuite agli indagati, la procura ha potuto accertare nei fatti sottoposti alla sua attenzione la sussistenza nell’amministrazione comunale di Reggio Emilia di una radicata prassi che coinvolgeva alcuni soggetti, apicali e non, volta sia a indicare nei bandi in cui la stessa amministrazione risultava essere stazione appaltante, requisiti per la partecipazione alle gare che sapevano in possesso soltanto di alcune persone (fisiche o giuridiche) e che in tal modo si volevano favorire, sia successivamente a gestire la gara in modo da far vincere quelle persone sin da principio individuate come aggiudicatarie».

Un comunicato, quello della procura, che cambia anche la strategia comunicativa in atto, finora rimasta ermetica e che ieri ha visto l’invio di una nota che sottolinea l’assenza di indugi rispetto all’azione penale. Un’inchiesta finita anche al centro dell’esposto contro l’ormai ex procuratore Mescolini, nel procedimento per incompatibilità ambientale davanti al Csm.

L’esposto era stato presentato dalla stessa Isabella Chiesi, da Maria Rita Pantani, Valentina Salvi e Giulia Stignani (queste ultime due titolari dell’inchiesta) dopo la pubblicazione delle chat fra Mescolini e l’allora consigliere del Csm Luca Palamara. Ora, le parole vergate dal procuratore reggente, pesano non poco, in attesa delle decisioni del giudice per l’indagine preliminare, che dovrà valutare le richieste di mandare o meno a processo i 24 imputati.

Le richieste di rinvio a giudizio sono state inoltrate al termine di un’attività investigativa affidata al Nucleo di Polizia economico-finanziaria della guardia di finanza di Reggio Emilia, partita nel 2016. L’innesco sono state alcune dichiarazioni rese da privati e che si sono sviluppate tramite intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali, ma anche mediante appostamenti e pedinamenti da parte delle Fiamme Gialle.

Per la Procura, si tratta di «reati relativi a gravi irregolarità riscontrate nella gestione di appalti pubblici indetti dal Comune di Reggio Emilia (emerse sia relativamente alla predisposizione dei bandi di gara, sia nella gestione del relativo iter procedimentale)». E ancora: «Dal giugno 2017 all’aprile 2019 sono state depositate plurime informative della guardia di finanza nelle quali venivano mano a mano presi in esame i vari bandi di gara e dalle quali emergeva la sussistenza di ipotesi delittuose».

Un’inchiesta che ha visto l’iscrizione il 30 aprile 2019 dei soggetti indagati, e diventata celebre il 13 giugno 2019 per la discussa perquisizione della guardia di finanza in municipio, all’indomani delle elezioni amministrative, uno degli episodi maggiormente contestati a Mescolini durante l’udienza davanti al Csm.

Per la procura di Reggio, il materiale di indagine messo insieme in questi quattro anni conferma «quelle vistose e reiterate anomalie che già ab origine erano emerse».

Si attende ora la fissazione dell’udienza dal gup, che deciderà il destino processuale dei 24 imputati, ai quali era già stata notificata la conclusione delle indagini. —

Enrico Lorenzo Tidona

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