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Duecento ambulanti in corteo sull’onda verde «Lasciateci lavorare»

Leonardo Grilli
Duecento ambulanti in corteo sull’onda verde «Lasciateci lavorare»

Plateale protesta ieri mattina dei commercianti che popolano i mercati reggiani Confesercenti: «Dopo un anno di aperture a tratti ora abbiamo toccato il fondo»

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Leonardo Grilli

reggio emilia. Con i loro banchi hanno animato, spesso per decenni, i mercati cittadini e quelli delle piccole realtà provinciali. Dalla Bassa all’Appennino, dalle stradine più piccole alle piazze più ampie, sono stati punti di ritrovo e di aggregazione fondamentali per le comunità reggiane.

Ma ieri mattina gli ambulanti non hanno radunato i loro furgoni per allestire le bancarelle, chiuse ormai da tempo. Hanno invece voluto far sentire la propria voce – e i loro clacson – sfilando con oltre duecento mezzi lungo l’onda verde della circonvallazione, scortati dalle forze dell’ordine, chiedendo di poter tornare a lavorare.

Una manifestazione, quella organizzata da Confesercenti, che ha avuto un successo superiore alle aspettative: su cinquanta commercianti previsti, ognuno con il proprio mezzo, alla fine se ne sono presentati oltre duecento provenienti anche dalle province di Modena, Parma e persino Mantova.

Gli ambulanti hanno iniziato a radunarsi in piazzale Atleti Azzurri d’Italia, davanti al centro commerciale dei Petali, verso le 10. A controllare sul pacifico andamento della protesta decine di uomini delle forze dell’ordine: la Digos in borghese, i poliziotti delle Volanti, diverse Gazzelle dei carabinieri e la Municipale, che ha provveduto a chiudere al traffico la circonvallazione per permettere al corteo di sfilare su due corsie senza fermarsi al rosso e senza provocare incidenti.

Fra i commercianti c’è chi vende vestiti, chi oggettistica e antiquariato, chi merce usata o di marca. Ma le voci che accomunano tutti sono le stesse: quelle della disperazione di chi, con l’acqua alla gola, spesso non sa più come andare avanti. Anche perché, raccontano sperando in una rapida soluzione da parte del governo, «qui ci sono intere famiglie che non hanno stipendi assicurati, non hanno casse integrazioni, dipendono solo da questo lavoro».

A coordinare il tutto lAnva-Confesercenti dell’Emilia-Romagna, rappresentata sul posto dal presidente della Confesercenti regionale e di Anva regionale Dario Domenichini, dai presidenti di Anva Reggio Emilia e Modena, Claudio Rodighiero e Alberto Guaitoli, e dal direttore di Confesercenti Emilia Romagna, Marco Pasi, insieme a diversi rappresentanti dell’associazione di categoria sul territorio.

«La situazione del commercio su area pubblica è ormai allo stremo – spiega Domenchini –. Siamo ancora chiusi e siamo le uniche attività che non possono vendere prodotti di prima necessità nonostante siano stati approntati nuovi piani di sicurezza in collaborazione con le amministrazioni comunali per evitare assembramenti. Inoltre, la cosa più assurda è che i mercati sono all’aperto, dove tutti concordano sul fatto che i contagi risultano molto più difficili. Vogliamo ora sapere se è intenzione del governo far morire gli imprenditori del settore oppure a prevalere sarà il buon senso, prevedendo seri piani per la ripartenza. Di sicuro non possiamo più andare avanti così».

Dopo un anno di aperture a singhiozzo e ristori giudicati «insufficienti», infatti, molte attività del settore hanno già tirato i remi in barca e hanno chiuso. Altre prevedono di farlo a breve, spesso dopo decenni di attività. «Noi rappresentiamo circa 250 ambulanti in provincia – racconta Rodighiero – e nell’ultimo anno ci sono state parecchie chiusure. Chi già era in difficoltà a causa dei ristori insufficienti a dicembre ha deciso di non continuare più senza prospettive, molti di loro erano 25 anni che lavoravano sul territorio».

Un abbandono che si noterà: «Molti posti rimarranno vuoti – prosegue il presidente di Anva Reggio Emilia – perché sono spariti sia i commercianti storici che chi aveva iniziato da poco. La città ha un grande bacino di utenza ma i problemi maggiori si verificano nelle piccole comunità in provincia, soprattutto nella montagna, dove si è già perso un 10 per cento di ambulanti. A differenza di chi lavora nel pubblico o di chi ha uno stipendio garantito, qui ci sono intere famiglie che si sono viste completamente azzerati tutti i loro introiti». E sono in molti quelli che hanno dovuto richiedere dei prestiti per tirare avanti. Prestiti che prima o poi andranno restituiti. —

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