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Positiva, assiste un disabile a domicilio Aveva saltato l’appuntamento col vaccino

Leonardo Grilli
Positiva, assiste un disabile a domicilio Aveva saltato l’appuntamento col vaccino

Il caso ha riguardato un’operatrice del servizio di assistenza comunale “Sdac”. Il 39enne è poi risultato negativo al Covid

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REGGIO EMILIA. Pur in lista e con la data già fissata, ha saltato l’appuntamento con la vaccinazione anti Covid rivolta ai dipendenti dei servizi sociosanitari. Un ritardo che è costato caro – e che avrebbe potuto avere conseguenze ben peggiori – a un’operatrice del servizio comunale “Sdac”, dedicato all’assistenza domiciliare per i nuclei familiari al cui interno vi sono uno o più membri disabili con autonomia ridotta o compromessa.

La donna, infatti, ha poi contratto il Covid e, positiva a sua insaputa, ha fornito assistenza a un 39enne con grave disabilità, lui sì vaccinato ma solo con la prima dose di Moderna. Immediatamente sono scattate le misure di prevenzione necessarie e, fa sapere Cristina Marchesi, direttrice generale dell’Ausl di Reggio Emilia, «al ragazzo è stato programmato un tampone pur non essendo un contatto stretto di quella operatrice. Una forma di precauzione in più, viste le condizioni di salute del paziente».

Nonostante la donna e il 39enne avessero effettivamente avuto contatti molto ravvicinati, infatti, l’operatrice durante la visita a domicilio ha sempre usato i dispositivi di protezione necessari: una circostanza che, abitualmente, non fa rientrare nei “contatti stretti”, scattare la quarantena e programmare un tampone obbligatorio.

Un altro chiarimento sulla vicenda, segnalata alla Gazzetta di Reggio dalla zia del disabile che gli fornisce assistenza, arriva poi da Fcr: sono infatti le Farmacie comunali che gestiscono lo Sdac, affidando il servizio a cooperative esterne: «L’operatrice coinvolta – spiega Leonardo Morsiani, dirigente dei servizi alla persona di Fcr – non ha potuto rispondere all’appuntamento e sta aspettando la seconda chiamata per fissarne un altro. La risposta alla vaccinazione fra gli operatori dei servizi affidati in gestione è mediamente molto alta e non ci sono state segnalate problematiche gestionali legate alla presenza di persone che hanno rifiutato la dose».

Tornando sul caso specifico, prosegue Morsiani, «subito dopo il riscontro della positività sono stati fatti tutti i tamponi a coloro che erano in contatto con l’operatrice e tutti sono risultati negativi».

Così come negativo, fortunatamente, è risultato anche il 39enne. Che il personale che fornisce questo tipo di assistenza a domicilio sia stato vaccinato viene confermato anche da Marchesi, che aggiunge: «Pur non essendo dipendenti dell’Ausl, siamo stati la prima provincia a partire con la campagna vaccinale per questa categoria di operatori sociosanitari. E ad oggi sono stati vaccinati tutti quelli che volevano esserlo».

Diversa invece la questione dei “caregiver”, ovvero le persone che forniscono assistenza a persone non autosufficienti come la zia del 39enne. Che ora si chiede: «Quando toccherà a me vaccinarmi? Cosa succederebbe a mio nipote se dovessi prendermi il Covid?». Anche su questa questione risponde la direttrice generale dell’Ausl: «È previsto che i caregiver vengano vaccinati dai medici di famiglia, che al momento stanno finendo con gli insegnanti. Fosse per noi vaccineremmo tutti subito».

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