Gazzetta di Reggio

Reggio

i professori 

«Questo è il momento giusto per costruire un futuro diverso»

M.R.

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REGGIO EMILIA. Non c’erano solo gli studenti, ieri mattina, davanti all’istituto superiore Matilde di Canossa. Ad ascoltare le loro parole, infatti, si sono presentati anche alcuni professori.

«L’occupazione è un atto illegale che va punito – hanno commentato Erika Colaci, che insegna storia dell’arte, e Franco Rossi, docente di scienze naturali – anche perché con la punizione si dà valore al gesto che i ragazzi hanno scelto di compiere. Ma siamo qui per far capire loro che siamo aperti e disponibili al dialogo». La punizione, infatti, è stata letta da chi ha occupato la scuola come un «tentativo di repressione, la dimostrazione che noi studenti non siamo considerati come persone pensanti e in grado di avere un pensiero critico su ciò che ci succede intorno. Ci hanno proposto di rieducarci, ma rieducarci da cosa? Dall’idea di ribellarci a un sistema malato che perde pezzi? Bisognerebbe rieducare la classe dirigente, che con tagli e scelte poco lungimiranti ha reso la scuola il posto non educativo che è oggi».

Messaggio che i professori presenti hanno recepito chiaramente. «Le motivazioni e le osservazioni che i ragazzi hanno portato il giorno dell’occupazione – hanno affermato i due prof – sono condivisibili da tanti, non solo studenti ma anche docenti. Lo stesso dirigente scolastico si è messo a disposizione per iniziare un dialogo costruttivo».

Forse se le lezioni proposte come alternativa alla sospensione fossero state proposte come assemblea aperta, gli studenti avrebbero accettato. «Sicuramente – riflettono i docenti – i ragazzi hanno compiuto questo gesto in un momento di estrema fragilità e labilità, e anche per questo può essere un’opportunità per riflettere tutti insieme, studenti e docenti, non solo sulla didattica a distanza ma soprattutto sulla scuola, che dovrebbe mettersi in discussione, ripensandosi a livello pedagogico, didattico, strutturale». Se da una parte ci sono adolescenti alle prese con una pandemia che ha cancellato la normalità della loro vita (fatta di scuola in presenza, sport, relazioni, amicizie, amori), dall’altra ci sono programmi didattici da rispettare sempre e nonostante tutto. E poi classi-pollaio, spazi inadeguati, precariato.

«Siamo venuti per capire come i nostri ragazzi stiano vivendo questo momento di disagio – la conclusione dei prof – e per dire loro che ci siamo. Loro chiedono un confronto aperto, un dialogo sulla scuola, e anche noi pensiamo sia questo il momento per provare a costruire un nuovo e diverso futuro». —



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