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luzzara, l’interrogatorio 

«Dico basta alla droga Stavo distruggendo tutta la mia famiglia»

Tiziano Soresina
«Dico basta alla droga Stavo distruggendo tutta la mia famiglia»

È entrato in comunità il 30enne allontanato dai genitori Minacce e richieste di soldi causate dalla tossicodipendenza

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Tiziano Soresina

luzzara. In aula la rievocazione di una situazione delicatissima. Quattro mesi di violenze quotidiane e di paura È comunque durato, ieri mattina in tribunale a Reggio Emilia, pochi minuti l’interrogatorio di garanzia riguardante il luzzarese 30enne allontanato dalla casa di famiglia perché maltrattava il padre e la madre: pretendeva i soldi per acquistare la droga dalla quale è dipendente. Assistito dall’avvocatessa Elisabetta Strumia, il 30enne non è entrato nelle vicende che lo vedono ora al centro di un’indagine, perché ha voluto piuttosto spiegare al giudice Dario De Luca la virata decisa che, in pochi giorni, ha voluto dare alla sua vita, entrando in comunità: «Voglio bene ai miei genitori, sto cercando di curarmi dalla tossicodipendenza, perché stavo distruggendo la mia famiglia». Essendo in comunità e finché vi rimarrà, sarà sospesa la misura cautelare dell’obbligo di firma in caserma. Mentre resta in piedi l’allontanamento e l’assoluto divieto di accedere all’abitazione della famiglia.

Stando a quanto emerso dalle indagini compiute dai carabinieri, il 30enne tornato a casa dai genitori lo scorso novembre, ha iniziato subito a maltrattarli con una frequenza praticamente quotidiana. Accessi di ira in conseguenza dei quali, è arrivato addirittura a prenderli per il collo e in altre occasioni dando loro spinte fino a farli cadere per terra. Innumerevoli anche le aggressioni verbali e le minacce di morte.

L’unico obiettivo, ogni volta, era ottenere i soldi per comprarsi la dose.

Poi qualche giorno di calma prima delle nuova tempesta. L’ultimo episodio di violenza, era avvenuto a fine febbraio e ha visto il figlio perdere completamente la testa e stringere le mani attorno al collo della mamma per poi aggredire il padre gettandolo a terra solo perché era intervenuto nel tentativo di difendere la moglie dalla sua violenza. Quella è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso: i genitori, terrorizzati e nell’impossibilità di continuare a subire tutto questo, si sono rivolti ai carabinieri raccontando i lunghi mesi di percosse e di paura che il figlio li aveva costretti a vivere. Il pm Marco Marano, titolare dell’inchiesta, condividendo le risultanze investigative dei carabinieri, ha poi chiesto ed ottenuto dal gip De Luca, le citate misure restrittive. —

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