Mazza: «Dai malumori può nascere una vita nuova»
reggio emilia. Franco Mazza, 86 anni, si definisce un avvocato di lungo corso e, parafrasando l’opera più nota dello scrittore Ippolito Nievo, accoglie l’intervista alla Gazzetta come le “confessioni di un ottuagenario” che ha vissuto con sofferenza il crollo di fine-dicembre del consiglio dell’Ordine.
Avvocato, da numero uno uscente fu super votato nel 2019, eppure la presidenza andò a Celestina Tinelli.
«In spregio ai risultati, venne votato ed entrò in carica un consiglio dell’Ordine che non rispettava minimamente le preferenze, tanto che quasi tutti gli “ultimi” nelle preferenze di voto costituirono una maggioranza a favore della presidente Tinelli e impedirono, così, una corretta interpretazione del voto stesso, così come era avvenuto prima e avviene solitamente nel rispetto democratico del voto».
Un antefatto che può aver pesato sui lavori del nuovo consiglio?
«Un profondo malessere era abbastanza evidente, che poi ho ritrovato nelle motivazioni dei consiglieri dimissionari, improntate ad una forte critica per una asserita gestione che è stata ritenuta troppo accentratrice e scarsamente rispettosa nei confronti del consiglio da parte della presidente ».
Le sue dimissioni hanno dato il colpo di grazia alla consigliatura. Lo rifarebbe?
«Lo rifarei domattina, poiché era l’unica via d’uscita, pena di ben più gravi e pericolose conseguenze soprattutto a carico dell’avvocatura, del tutto (o quasi) agnostica rispetto a quanto stava accadendo».
Da decano che non si candida, perciò fuori dalla mischia, che raccomandazioni dà ai colleghi?
«Ciò che è avvenuto nell’ultimo anno e mezzo può essere stata la naturale conseguenza di scelte, di atteggiamenti, di vicinanze, di stili di vita professionale, che forse non sono stati del tutto consoni ad una visione nitida e lineare della professione. E allora dobbiamo fare tutti un profondo esame di coscienza, io per primo, e riportare l’avvocatura alla naturale trasparenza e alla sua effettiva importanza, che si richiama ai valori della libertà e della dignità, in ogni caso scevra da condizionamenti di sorta, seppur talora vissuti anche in buona fede, per pura ambizione personale. Soprattutto la politica e gli interessi economici che pur sono così importanti nella nostra vita, non dovrebbero mai togliere alcunché alla professione ».
Completiamo la confessione: chi voterà?
«Il mio “assist” va ad Enrico Della Capanna, che ho ben conosciuto durante la mia presidenza e ho avuto modo di apprezzare in profondità». —
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