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il provvedimento 

Arriva una commissione per gestire il focolaio e riorganizzare il carcere

M.R.
Arriva una commissione per gestire il focolaio e riorganizzare il carcere

Si studieranno misure per evitare ulteriori contagi I sindacati: «Si pensi anche alle carenze d’organico»  

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REGGIO EMILIA. Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha costituito un gruppo di lavoro che dovrà fronteggiare l’emergenza coronavirus nel carcere reggiano, sede di un focolaio che conta quasi 150 casi di positività: 115 tra i detenuti (rispetto all’ultimo aggiornamento quattro sono guariti), di cui sei ricoverati in ospedale, e una trentina tra gli agenti.

Lo stesso provvedimento – firmato dal capo del dipartimento Bernardo Petralia e dal vice Roberto Tartaglia – è stato disposto anche per l’istituto penitenziario di Padova.

Dopo aver individuato le cause che hanno portato alla crescita esponenziale di casi (nel carcere reggiano è iniziato tutto il 15 marzo con la positività di un detenuto), le commissioni dovranno predisporre le misure organizzative da adottare per evitare un’ulteriore diffusione del virus, garantendo al tempo stesso la migliore sistemazione possibile dei detenuti.

Del gruppo di lavoro reggiano, che sarà coordinato dal direttore generale dei detenuti del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Gianfranco De Gesu, faranno parte il provveditore regionale dell’Emilia-Romagna e Marche Gloria Manzelli, quello della Lombardia Pietro Buffa (per l’esperienza nella gestione dell’emergenza Covid maturata nella sua regione) e il direttore dell’istituto penitenziario Lucia Monastero.

«La formazione di questa commissione è un segnale importante», gioiscono Giovanni Trisolini, sindacalista della Fp Cgil, Vito Bonfiglio della Fns Cisl e Leonardo Cannizzo della Uilpa, che da settimane richiamano l’attenzione su quello che sta succedendo in carcere, dove i positivi continuano ad aumentare insieme al livello di tensione e intolleranza dei detenuti (che sono costretti a rimanere nelle proprie celle ventiquattr’ore su ventiquattro) e gli agenti malati o in isolamento non vengono sostituiti.

«Proprio per questo – affermano i sindacati – nel rimarcare l’urgenza degli interventi chiediamo anche un’analisi attenta delle carenze organizzative dell’istituto, concretezza e azioni mirate. La commissione – sottolineano – dovrà agire rapidamente e lavorare con il massimo sforzo per bloccare la catena dei contagi e garantire la piena operatività del carcere, tutelando la salute degli agenti e dei carcerati». Il rischio, come più volte ricordato dai sindacati, che hanno anche consigliato di usare polizia ed esercito per controllare il perimetro esterno del carcere, è che la situazione all’interno, già molto tesa, precipiti: «Nel tentativo di bloccare il contagio, i detenuti sono chiusi da settimane in cella senza poter uscire: la tensione è altissima». —



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