La data per riaprire non c’è ma il turismo l’ha già scelta
Il ministro Garavaglia indica la festa del 2 giugno per la fine delle restrizioni Salvini vorrebbe anticipare in alcune regioni ad aprile, Draghi frena
ROMA. Il 20 aprile, evocato più volte nei giorni scorsi come il primo giorno possibile per iniziare ad allentare le restrizioni che strozzano l’economia, sembra già archiviato. La giornata di ieri è stata segnata da un’altra data proposta come orizzonte finale dell’emergenza: il 2 giugno. A lanciarla è stato il ministro del turismo Massimo Garavaglia che parlando in tv ha detto: «Per quanto riguarda le riaperture in Francia si parla del 14 luglio, negli Usa del 4 luglio, il 2 giugno è la nostra festa nazionale e potrebbe essere una data per noi».
Anche il viceministro della salute Paolo Sileri intervenendo a una trasmissione radiofonica ha affrontato l’argomento: non se l’è sentita di indicare una data ma ha sottolineato come sia necessario predisporre un piano per le riaperture, in particolare, come spiegato da Garavaglia, per l’economia che gira intorno al turismo.
A prendere di petto l’argomento è stato poi nel primo pomeriggio il leader della Lega Matteo Salvini che uscendo dal colloquio con il presidente del consiglio Mario Draghi ha alzato la posta: «È un dovere riaprire la seconda metà di aprile, se i dati lo permetteranno. Non si può stare in rosso a vita».
Al di là della perentorietà dei toni, resta quel «se i dati lo permetteranno» che ha confermato l’intenzione della Lega di governo di mantenere il controllo su quella di lotta.
È stato poi il presidente del Consiglio a definire il quadro, ribadendo che l’intenzione dell’esecutivo è quella di riaprire il prima possibile, quindi quando l’andamento del contagio lo consentirà. «Il 2 giugno? Speriamo, magari anche prima, chi lo sa» ha detto rispondendo in conferenza stampa a chi riproponeva il tema».
Cresce intanto il pressing per rendere le isole italiane Covid-free, sulla scorta di quanto sta programmando la Grecia. Dal governo arrivano segnali positivi. «Noi potremmo farlo. C’è un tavolo aperto», ha rimarcato il ministro Garavaglia, «il punto è creare meccanismi per cui circolare sia semplice. La direzione mi sembra abbastanza chiara».
Un punto importante dopo la richiesta di mesi fa dell’Ancim, l’Associazione nazionale Comuni isole minori. «Abbiamo già un tavolo con il ministro della Salute Roberto Speranza e con il commissario per l’emergenza Covid, il generale Francesco Paolo Figliuolo, per un dialogo e un confronto sul tema della vaccinazione a tappeto sulle isole minori. L’obiettivo è vaccinare il 100 per cento dei residenti sulle isole italiane», spiega Sergio Ortelli, sindaco del Giglio, nel Grossetano, e vicepresidente Ancim. E se, rimanendo in Toscana, il sindaco di Capoliveri all’Elba, Walter Montagna, suggerisce una decisione a livello comunitario «per non creare disparità in termini di offerta turistica» con le altre località europee, è soprattutto la Campania a spingere per la vaccinazione delle isole. —
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