Un centinaio di aziende disponibili a diventare “centro di vaccinazione”
REGGIO EMILIA. Sono un centinaio le aziende reggiane, associate a Unindustria, che si sono dette disponibili a integrare la campagna vaccinale in corso mettendo a disposizione i propri locali e le proprie risorse.
Le candidature sono state presentate in marzo e ora spetterà alla Regione e all’Ausl locale stabilire quali di queste saranno idonee. Le linee guida nazionali sono state stabilite martedì sera nell’incontro – poi terminato con la firma del protocollo – a cui hanno partecipato il ministro del Lavoro Andrea Orlando, quello della Sanità, Roberto Speranza e le parti sociali, e ieri sono state discusse dal tavolo regionale del “Patto per il lavoro e per il clima”.
L’accordo lascia ai datori di lavoro, che potranno agire singolarmente o in maniera aggregata, con l’appoggio delle associazione di categoria, tre possibilità: avviare la campagna di vaccinazione sui propri dipendenti (indipendentemente dal tipo di contratto) sul luogo di lavoro, appoggiarsi a centri di sanità privata o a punti della rete Inail.
I costi per la realizzazione dei piani di vaccinazione aziendale (comprese le spese per la somministrazione delle dosi) sono a carico del datore di lavoro, mentre la fornitura di vaccini, siringhe e aghi, l’aspetto della formazione e quello burocratico (ad esempio la registrazione delle vaccinazioni eseguite) sono a carico del servizio sanitario regionale.
Le aziende dotate di medici del lavoro potranno usarli per fornire ai lavoratori le informazioni sui vaccini, acquisire il consenso informato e occuparsi del triage sullo stato di salute di chi si presenta all’appuntamento vaccinale, oltre che della tutela della riservatezza dei dati e della registrazione delle vaccinazioni fatte. La somministrazione sarà invece a cura di personale sanitario appositamente formato. Se le aziende prive di medico competente decideranno di rivolgersi all’Inail, gli oneri resteranno a carico di quest’ultimo.
Alle vaccinazioni, che avverranno su base volontaria, potranno partecipare tutti i lavoratori, anche non dipendenti diretti, che afferiscono all’azienda, come ad esempio le imprese di pulizie. Per le vaccinazioni in azienda serviranno locali adeguati, con spazi destinati all’attesa successiva alla somministrazione. Inoltre se la vaccinazione cadrà durante l’orario di lavoro, il tempo necessario per la somministrazione sarà equiparato a tutti gli effetti a quell’orario mentre conteranno come malattia i giorni successivi, necessari a smaltire eventuali effetti collaterali.
A livello nazionale la partenza è prevista in maggio, con circa 500 delle oltre settemila imprese che hanno risposto alla chiamata di Confindustria in tutta Italia. «Una risposta – il commento del presidente degli industriali, Carlo Bonomi – che conferma lo spirito di servizio del mondo produttivo verso il Paese».
L’adesione ha investito tutto lo stivale: il 75% delle imprese sono dislocate nel nord Italia, il 13% al centro e il 12% tra il sud e le isole. Nell’85% dei casi si tratta di imprese del sistema Confindustria, ma si sono candidate anche realtà che non fanno parte dell’associazione. Le candidature sono arrivate da tutti i settori, con imprese che hanno messo a disposizione dai capannoni agli uffici, dai terminal aeroportuali ai porti, dalle stazioni agli alberghi, fino agli ippodromi e alle palestre. Si parla di oltre diecimila locali offerti anche per periodi superiori a tre mesi.
Un po’ quello che a Reggio, anche senza protocollo, è successo alle Fiere, di proprietà di Giorgio Bosi e trasformate gratuitamente in uno dei maggiori centri vaccinali della provincia.
Il problema resta comunque la disponibilità dei vaccini: le imprese che aderiranno dovranno inviare all’Ausl il loro piano, indicando il numero di dosi richieste per i lavoratori disponibili a farsi vaccinare, così da consentire all’Azienda sanitaria la programmazione delle distribuzioni. —
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