Arrestati i gemelli dello spaccio Ricevevano i clienti davanti a casa
Uno dei fratelli fermato dalla Municipale, nella villetta i due avevano marijuana, hascisc e cocaina
REGGIO EMILIA. Una convalida di un duplice arresto può durare quattro ore, se si rompe il computer al giudice. Il fuoriprogramma si è verificato ieri in tribunale, dove sono comparsi due gemelli – Davide e Pietro Camposano, 25 anni – arrestati giovedì dagli agenti del Nucleo Antidegrado della Municipale di Reggio perché spacciavano nel quartiere Pappagnocca e nella zona del cinema Rosebud. L’operazione è nata dalle segnalazioni dei cittadini, che si sono ribellati allo smercio che avveniva in pieno giorno sotto i loro occhi: difatti i due gemelli, che abitano in una villetta a schiera, davano appuntamento ai clienti nelle vicinanze di casa, provocando un andirivieni sgradito.
Gli agenti, che tenevano d’occhio i due, giovedì alle 16 hanno notato Davide uscire di casa e consegnare un piccolo pacchettino a un giovane. Le pattuglie in borghese hanno subito fermato i due: l’acquirente, un ventenne residente in città, messo alle strette ha consegnato agli agenti un involucro contenente marijuana e ha ammesso di rifornirsi dal 25enne con una frequenza di 4 o 5 volte alla settimana, dietro un corrispettivo di 20-30 euro. È quindi scattata la perquisizione domiciliare: con l’aiuto del cane poliziotto gli agenti hanno rinvenuto nelle camere da letto dei gemelli 205 grammi di marijuana, 14 grammi di hascisc e una pallina di cocaina, per un totale di oltre due etti di stupefacente. Sono saltati fuori pure duemila euro in banconote di diverso taglio, un bilancino di precisione e il materiale per confezionare le dosi. Sotto sequestro i cellulari dei giovani, dai quali sono emerse chat per la cessione della droga e video in cui i fratelli mostravano mazzette di contanti. Le manette sono scattate in flagranza di reato per Davide, mentre Pietro è stato arrestato al rientro dal lavoro. In udienza la pm Maria Rita Pantani ha sostenuto in modo irremovibile il carcere per entrambi, sottolineando che i gemelli erano inseriti nel mondo nello spaccio, che l’attività era strutturata e che i due campavano di illegalità. L’avvocato difensore, Alessandro Conti, ha chiesto i domiciliari per Davide, gravato da un precedente (nell’ottobre 2020 era stato sorpreso dai carabinieri con 42 grammi di marijuana) e per Pietro, incensurato, l’obbligo di firma. I due hanno risposto alle domande e hanno ammesso parzialmente i fatti. Il giudice Giovanni Ghini ha sposato la tesi difensiva e ha rinviato per il rito direttissimo al 27 maggio: causa problemi tecnici, per emettere il giudizio ha impiegato dalle 12.30 alle 17, quando un tecnico ha risolto il guasto informatico. —
Ambra Prati
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