Fondazione Open, per Lotti scatta l’accusa di corruzione
Stesso reato ipotizzato per l’avvocato Alberto Bianchi, l’imprenditore Patrizio Donnini e Alfonso Toto, ex rappresentante legale delle Costruzioni Toto
Matteo Leoni
Non solo traffico di influenze e finanziamento illecito ai partiti. C’è anche la corruzione tra i reati ipotizzati dai pm fiorentini nell’inchiesta sulla fondazione Open, ente nato per sostenere le iniziative politiche di Matteo Renzi. L’accusa è contestata al parlamentare del Pd Luca Lotti, all’avvocato Alberto Bianchi, ex presidente di Open, ad Alfonso Toto, all’epoca dei fatti legale rappresentante del gruppo abruzzese Toto Costruzioni spa, e all’imprenditore di Bagno a Ripoli (Firenze) Patrizio Donnini, vicino alla famiglia Renzi e fondatore dell’agenzia di comunicazione Dotmedia. Nelle scorse settimane Lotti e gli altri si sono visti recapitare un avviso di proroga indagini, nel quale è specificata la contestazione dell’articolo 318 cp: corruzione per l’esercizio della funzione. Si tratta, sottolineano gli avvocati degli indagati, della forma meno grave di corruzione. Ma l’accusa resta comunque pesante. Non è chiaro al momento a quali fatti si riferisca. Non lo sanno neppure gli avvocati difensori. Come spiegano i legali di Lotti, avvocati Franco Coppi ed Ester Molinaro, nell’avviso di proroga recapitato dal giudice per le indagini preliminari non si fa cenno ai presunti episodi finiti al centro delle indagini della guardia di finanza. L’inchiesta, condotta dal procuratore aggiunto Luca Turco e dal sostituto Antonino Nastasi, nasce dal sospetto che la fondazione Open, già Big Bang, possa essere stata usata come articolazione di una corrente di partito, quelle renziana interna al Pd, violando le regole sul finanziamento. La procura di Firenze ha indagato fin dalle prime fasi delle indagini l’ex presidente di Open Alberto Bianchi e l’imprenditore Marco Carrai, accusati di finanziamento illecito ai partiti. Stesso reato che poi i pm hanno attribuito al leader di Italia Viva Matteo Renzi e ai componenti del consiglio direttivo della fondazione Maria Elena Boschi e Luca Lotti. La fondazione Open si sarebbe comportata come articolazione di partito pagando oltre 130mila euro per i sondaggi delle campagne politiche di Matteo Renzi. Per la guardia di finanza in Open sarebbero confluiti, dal 2012 al 2018, circa 7, 2 milioni di euro in violazione delle norme sul finanziamento ai partiti. Tra i fatti oggetto di indagine, anche un pagamento di circa 2 milioni di euro fatto dalla Toto Costruzioni spa di Alfonso Toto in favore dell’avvocato Alberto Bianchi, come compenso per un incarico professionale avuto dal legale in merito a un contenzioso tra il gruppo di costruzioni e Autostrade. Bianchi avrebbe poi versato 200.000 euro nei conti di Open e altri 200.000 al comitato per il sì al referendum del 2016. Un passaggio di denaro considerato sospetto dalla procura. La Toto Costruzioni ha ribadito l’estraneità della società e dei suoi amministratori ai reati ipotizzati sottolineando come quello affidato all’avvocato Bianchi fosse «un incarico professionale senza altro fine se non la tutela degli interessi della società in controversie legali». –
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