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«Meno casi ma più gravi E le terapie intensive sono sempre sature»

N.N.
«Meno casi ma più gravi E le terapie intensive sono sempre sature»

Mazzi, direttore del presidio ospedaliero: «In Rianimazione capienza al 90%» Marchesi, direttrice generale Ausl: «Dopo le feste ci aspettiamo nuovi aumenti»

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REGGIO EMILIA. I dati non mentono, la curva epidemiologica sul nostro territorio si sta abbassando lentamente, ma la situazione nelle terapie intensive rimane preoccupante. A chiarire meglio la situazione è stato Giorgio Mazzi, direttore del presidio ospedaliero di Reggio Emilia: «I numeri purtroppo potrebbero portare a pensare a un timido ottimismo che in realtà viene ridimensionato se si fa un quadro completo del contesto ospedaliero. L’andamento degli accessi in pronto soccorso rimane stabile intorno ai 300 pazienti al giorno; il dato denota in modo fedele l’impatto che ha il Coronavirus sulla struttura, in particolare modo coloro che si sono rivelati Covid positivi sono stati mediamente 34,5 pazienti giornalieri, passando in tal modo da una percentuale del 12,2% all’11,3% sul totale degli accessi. Per quanto concerne i posti letto ordinari non sono state effettuate particolari riconversioni ma solamente alcune riduzioni, e ad oggi si trovano ricoverate nei reparti ordinari dedicati 336 persone contro le 348 della settimana precedente».

Il grosso problema si pone quando si posa l’attenzione sulle terapie intensive. «Nell’ultimo periodo, infatti, la capienza è stata quasi sempre attorno al 90% con una turnazione lenta e un bisogno sempre più impellente. Si registrano 25 posti occupati su 28 al Santa Maria Nuova e 8 su 9 a Guastalla, mentre lo stesso reparto dedicato ad altre patologie è saturo». Mazzi ha spiegato che il dato non è preoccupante solo in termini di occupazione, ma anche perché, nonostante abbiamo assistito a una tendenziale riduzione dei ricoveri da pronto soccorso per Covid, si presentano casi più gravi o che diventano tali in breve tempo.

«Ci sono stati pazienti che sono arrivati al triage con una insufficienza respiratoria — ha concluso — a cui talvolta si è unito l’arresto cardiaco; questo ha portato, oltre alla necessità immediata di rianimazione cardio-polmonare, al supporto di ventilazione meccanica direttamente in terapia intensiva. Questa situazione non è associata a una nuova variante ma è una diretta conseguenza di quella inglese, la quale sta colpendo fasce d’età sempre più giovani in forma seria. Dobbiamo rispettare le norme anti-contagio».

A condividere le parole è anche Cristina Marchesi, direttrice generale dell’Ausl reggiana: «È stata una settimana impegnativa, da una parte si è registrato un piccolo calo ma dall’altra la pressione sulle terapie intensive non si poteva di certo ignorare. Ci aspettiamo un aumento nei prossimi giorni come accade sempre dopo le festività e speriamo di contenerlo anche grazie alla campagna vaccinale. Nella nostra provincia il dato relativo al numero dei casi ogni 100mila abitanti è sceso sotto il limite dei 250 e dovremmo passare dalla zona rossa a quella arancione. La riapertura delle scuole al momento non ha fatto emergere nuovi focolai. Siamo un po’ preoccupati per la diminuzione delle forniture dei vaccini da parte di AstraZeneca, la non conferma di Moderna per la consegna programmata per il 16 aprile e il già annunciato calo da parte di Pfizer dopo il 20 aprile. Ciò che ci conforta è che il rapporto tra il tasso dei positivi e quello di mortalità rimane tra i più bassi in Regione».

La situazione nelle strutture extra ospedaliere rimane stabile: si registrano 9 pazienti in hotel, 18 in Rems e 15 nella Cra Covid di Guastalla; in lieve calo le visite Usca che in settimana sono state 451 (-30), mentre rimane costante l’attività negli Ambu-Covid i quali verranno utilizzati anche per valutare l’idoneità di un paziente per sottoporsi alla nuova terapia monoclonale per la cura del virus. —

N.N.

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