Scontro Italia-Turchia, coro di consensi per Draghi
Il presidente aveva detto: «ERDOGAN È un dittatore»
ROMA. Il caso diplomatico fra Italia e Turchia, dopo le parole di Draghi («Erdogan è un dittatore») si allarga. Una crisi che può diventare anche economica, anche perché sono circa 1550 le aziende italiane che lavorano stabilmente in Turchia.
Ma il consenso verso le parole di Draghi in Italia è trasversale. Da Fratelli d’Italia a Sinistra italiana, dalla Lega al Movimento 5 stelle. Tutti i partiti si schierano al fianco del presidente del Consiglio. Giorgia Meloni ricorda che il suo partito «denuncia da anni la deriva autoritaria e islamista della Turchia e chiede alla Ue di ritirare ad Ankara lo status di Paese candidato». Il presidente di FdI commenta con favore «le parole ferme e chiare del presidente Draghi. Pretendiamo rispetto e ci auguriamo che le dichiarazioni del presidente del Consiglio siano solo il primo passo del governo per difendere con forza gli interessi italiani nel Mediterraneo e arginare l’espansionismo politico e culturale del regime islamista di Ankara», insiste. Matteo Salvini, segretario della Lega, sottolinea che «lezioni di democrazia dalla Turchia penso che nessuno al mondo le possa prendere» mentre Gianluca Ferrara, vicepresidente del gruppo M5s al Senato e capogruppo nella Commissione Esteri, chiede di bloccare immediatamente «ogni fornitura di armamenti italiani verso la Turchia». «Lo dobbiamo – sottolinea il parlamentare – alle donne discriminate in Turchia, come accaduto perfino al presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, umiliata dal maschilismo di Erdogan, agli oppositori politici incarcerati, ai curdi perseguitati e vittime di crimini di guerra». Dal Partito democratico Lia Quartapelle, capogruppo in commissione Esteri della Camera e responsabile esteri dem sostiene che «il presidente Draghi ha detto come stanno le cose. Erdogan reprime la stampa e la libertà accademica, arresta i parlamentari e destituisce i sindaci». Il segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni, auspica che il governo convochi alla Farnesina l’ambasciatore della Turchia «per chiedere conto della loro reazione». Attestati di stima a Draghi arrivano anche dal Ppe. Manfred Weber, presidente del gruppo al Parlamento europeo, dice che «sotto la guida del presidente Erdogan, la Turchia si è allontanata dallo Stato di diritto, dalla democrazia e dalle libertà fondamentali nell’ultimo decennio. Non è un paese libero per tutti i suoi cittadini. Siamo categoricamente contro una prospettiva di adesione della Turchia all’Ue e finché è sul tavolo ostacola un rapporto più realistico e franco con il Paese». —
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