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L’ALLARME  

«Effetto Covid: dalla violenza al bullismo La piaga della microcriminalità giovanile»

Ambra Prati
«Effetto Covid: dalla violenza al bullismo La piaga della microcriminalità giovanile»

Il questore Giuseppe Ferrari fa il punto in occasione del 169esimo anniversario della fondazione della polizia di Stato

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Ambra Prati

REGGIO EMILIA. Controllo del territorio interforze a tappeto in chiave anti Covid e il fenomeno, «nuovo anche a noi», della microcriminalità giovanile.

Questi i filoni salienti dell’attività della polizia di Stato nell’ultimo anno, che ha fortemente risentito della pandemia; tanto che se da un lato si è assistito a un consistente calo dei reati, dall’altro perfino i poliziotti, che hanno convissuto con il virus (tutti gli agenti hanno già ricevuto la prima dose del vaccino) hanno visto rivoluzionato il proprio lavoro.

È quanto ha sottolineato il questore di Reggio Giuseppe Ferrari in occasione del 169esimo anniversario della fondazione della polizia di Stato, svoltosi senza pubblico (sempre a causa del Covid) nel cortile interno di via Dante per il secondo anno consecutivo. Il 169esimo anniversario ha coinciso, quest’anno, con i 40 anni della Legge 121 che ha demilitarizzato la polizia. «Anniversario che avremmo voluto festeggiare in ben altro modo», ha chiosato Ferrari.

La breve cerimonia ha visto schierati in alta uniforme i dirigenti della questura e i comandanti delle specialità (polizia stradale, ferroviaria e postale) che, insieme a una rappresentanza dell’Associazione nazionale polizia di Stato, ha deposto una corona di alloro davanti al cippo dedicato ai caduti della polizia, alla presenza del questore e del prefetto Iolanda Rolli. La cerimonia è stata anche l’occasione per fare il punto sulle attività dell’anno: «Oltre ai controlli assidui e costanti – ha dichiarato il prefetto – l’attività ordinaria della questura dimostra che Reggio Emilia è tanto oltre quello che appare». Al termine del rito anche il questore ha tirato le fila degli ultimi tribolati dodici mesi: «Anzitutto vorrei ringraziare i cittadini reggiani. In un periodo arduo per tutti, stando a contatto con il territorio i miei uomini si sono confrontati con una popolazione responsabile, disciplinata e consapevole del nostro ruolo, che è quello di far rispettare le regole. Lo dimostra il fatto che, nonostante le 46. 801 persone fermate per le verifiche anti Covid, le sanzioni siano state poche: 493. A differenza di quanto accaduto in altre parti d’Italia i reggiani sono stati ligi e collaborativi».

Secondo Ferrari, fondamentale anche la collaborazione con le altre forze dell’ordine, in particolare con la polizia locale: «I servizi interforze che prima del Coronavirus chiamavamo straordinari perché trasversali ai diversi corpi, sono diventati ordinari. Ogni giorno disponiamo di decine di uomini che supportano le funzioni di pubblica sicurezza. I dispositivi interforze si sono consolidati e credo che questo modo di lavorare, molto efficace ed efficiente, resterà anche quando l’emergenza legata al Covid sarà passata».

Un fenomeno del tutto inedito – probabile effetto indiretto delle chiusure di associazioni sportive, scuole e luoghi di ritrovo – ha riguardato i giovani: dalla violenza al bullismo, dalle bande di giovanissimi rapinatori o accoltellatori fino alle aggressioni tra ragazze. «Abbiamo iniziato a confrontarci con le problematiche delle nuove generazioni – ha detto il questore – che si sono acuite con le restrizioni causate dalla pandemia. È stata una novità per noi: controllare dei minorenni non è la norma. Il fenomeno non appartiene solo a Reggio, ma qui ha trovato una risposta “in divenire” strutturata che ha coinvolto Servizi sociali, Unità di Strada, scuola e genitori. L’obiettivo, che resterà anche dopo il Covid, è di rimodulare l’attività sul territorio in funzione della prevenzione e del contrasto della microcriminalità e violenza giovanile». —

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