Le chiede denaro in prestito in cambio di un falso diamante
Protagonisti un uomo d’affari e una vedova in pensione che cade nel tranello Condannato a pagare alla donna 70mila euro, scatta il pignoramento della villa
Tiziano Soresina
REGGIO EMILIA. I soldi del prestito erano veri, non l’anello con diamante dato in pegno. Siamo nel 2016 e un cinquantenne dai modi brillanti, gentile, si presenta come uomo d’affari ad una vedova di una decina d’anni più vecchia di lui. Fra i due nasce una forte simpatia. Dalla conoscenza si passa alla frequentazione.
Sono trascorsi pochi mesi quando il cinquantenne confida alla donna di avere in corso un importante affare in Cina, ma di trovarsi in un momento di scarsa liquidità. A quel punto l’operaia in pensione lo “soccorre” prestandogli 48mila euro. Viene stilata una scrittura privata, in cui l’uomo d’affari s’impegna in pochi mesi a ripianare il prestito, dando in garanzia un anello con diamante che descrive come un monile di famiglia.
I mesi passano ma della restituzione dei soldi nemmeno l’ombra e, in pratica, l’uomo svanisce nel nulla. La donna non si capacita di quanto stia accadendo, ma visto che la situazione non si sblocca si rivolge all’avvocato Claudio Vincetti (studio Ferrari-Vincetti & Associati). Siamo nel 2017 e la pensionata si convince che deve presentare un decreto ingiuntivo, affinché sia un giudice civile ad intimare il pagamento di quel prestito da parte dell’affarista.
Ma è solo l’inizio di una battaglia giudiziaria, visto che il cinquantenne si oppone al decreto ingiuntivo. Poi nell’ambito della causa civile arriva la sorpresa sull’anello: dalla perizia emerge che l’anello dato in garanzia non è poi così prezioso, in quanto non ha incastonato un diamante ma un semplice zircone. E sempre il perito dice che l’anello non è stato mai manomesso, mentre il cinquantenne sostiene che la pietra (a suo dire del valore di 77.300 euro) non sia più la stessa e di aver saputo da un amico orafo che quella originaria era stata venduta, da qui il ribaltamento della questione con la richiesta di risarcimento alla donna.
Un colpo di scena durante il procedimento che non viene ritenuto tale dal giudice civile Stefano Rago, infatti il magistrato giudicante non ritiene credibile la versione dell’orafo, esclude la sostituzione della pietra per la mancanza di segni di manomissione, valuta lo zircone come montato fin dall’inizio sull’anello che nel frattempo è custodito da un professionista reggiano. Sempre per il giudice civile non sono mai stati chiariti dall’affarista né la provenienza del diamante e nemmeno perché avesse avuto necessità di farsi prestare quei soldi dalla pensionata conosciuta da poco invece che da una banca, nonostante lui fosse titolare di un ingente patrimonio immobiliare (una villa). Quindi, nel dicembre scorso, l’emissione della sentenza con cui il giudice Rago ha condannato l’uomo al pagamento alla vedova sessantenne di 38mila euro (rispetto al prestito iniziale, l’uomo d’affari ha versato 10mila euro durante il giudizio) a cui vanno aggiunti gli interessi e le spese legali. Complessivamente circa 70mila euro che non vengono però liquidati dal cinquantenne. A quel punto è scattato il pignoramento della sua villa, ora convertito in un pagamento a rate di quanto previsto in sentenza. Al termine dei versamenti la villa verrà “liberata” dal pignoramento. —
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