Bonvicini: «Siamo nelle mani dei proprietari del terreno»
REGGIO EMILIA. Carlotta Bonvicini, assessora alle Politiche per la Sostenibilità, solidarizza in linea di principio con i cittadini del Quinzio, ma non potrebbe dissociarsi dalla linea dell’amministrazione comunale senza dimettersi dall’incarico che vi ricopre. Perciò è costretta a muoversi come un equilibrista su una fune sottile. «È doloroso – esordisce – prendere atto di un intervento edilizio su un’area verde, seppure quest’area sia privata ed edificabile dal 1984, in base alle norme urbanistiche e alle convenzioni in essere».
In realtà dal 1984 quel terreno era edificabile, ma per servizi pubblici. È destinato a residenze private e di proprietà di un’impresa edile dal 2011. L’imprecisione non impedisce all’assessora di ammettere che di fatto era un parco pubblico. «I beni comuni – scrive – sono anche questo: spazi che divengono patrimonio collettivo semplicemente perché la collettività ne fruisce e se ne prende cura. Quindi comprendo bene il dissenso dei cittadini».
A questo punto Bonvicini avanza timidamente la proposta di un accomodamento bonario, che si scontra con il legittimo interesse di Edilgrisendi. «La soluzione – spiega – starebbe forse nella rinuncia del privato a edificare, rinunciando spontaneamente a un suo diritto, e sarebbe un bel segno».
Neppure lei sembra credere che si tratti di una via d’uscita praticabile. Quindi ripiega sulla giustificazione che il sindaco aveva comunicato con una nota della sua segreteria. «Allo stesso tempo – sottolinea – faccio presenti le varianti in riduzione che l’amministrazione ha realizzato e realizzerà, ove consentito. Una di queste varianti ha trasformato di recente, proprio in zona Quinzio, 85.000 metri quadrati potenzialmente edificabili riportandoli a verde privato, cancellando così oltre 100 alloggi nuovi». Il Comune, cioè, autorizza 25 nuovi alloggi ma ne azzera cento, quattro volte tanto.
Vedremo se questo ritorno alle aree agricole resisterà alla fine della crisi dell’edilizia. L’assessora se lo augura: «Questa è la strada da intraprendere, augurandoci che situazioni come queste, così anacronistiche, siano in via di esaurimento. È tempo di superare i vecchi piani urbanistici». —
L. S.
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