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«Estradare le ex Br e Pietrostefani» La richiesta sul tavolo della Francia

«Estradare le ex Br e Pietrostefani» La richiesta sul tavolo della Francia

L’ex dirigente delle Reggiane, accusato del delitto Calabresi, nell’elenco del ministero della Giustizia

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REGGIO EMILIA. C’è anche il 77enne Giorgio Pietrostefani, ex dirigente delle Reggiane e tra i fondatori di Lotta Continua nell’elenco di una decina di ex terroristi che l’Italia chiede alla Francia di estradare. Si tratta di una lista di ex terroristi che si sono rifugiati in Francia, protetti dalla dottrina Mitterand, accusati di reati che in molti casi Oltralpe si stanno avvicinando a grandi passi verso la prescrizione.

A Pietrostefani, che si proclama innocente, sono stati inflitti 22 anni di carcere con una condanna per concorso morale nell’omicidio del commissario Luigi Calabresi.

Il nome dell’ex dirigente delle Reggiane – insieme a quello di brigatisti e di altri protagonisti dei cosiddetti “anni di piombo” – è stato al centro del recente incontro fra la ministra della Giustizia, Marta Cartabia, e il suo omologo francese Eric Dupond-Moretti. Una richiesta che la ministra italiana ha definito «urgente», mostrando soddisfazione per lo scambio di vedute con il collega francese.

Pietrostefani è nato a L’Aquila nel 1943 e aveva abbracciato la militanza rivoluzionaria partecipando alla fondazione di Lotta Continua con Adriano Sofri. La sua vicenda si intreccia con la nostra città perché abbandonò l’estrema sinistra dopo lo scioglimento dell’organizzazione e, grazie alla laurea in architettura e all’avvicinamento al Psi, divenne dirigente delle Officine Reggiane. A Reggio, dove risiedeva, pochi conoscevano i suoi trascorsi politici. Era da tempo impegnato solo nell’attività professionale quando nel 1988 venne arrestato in seguito alla confessione di Leonardo Marino, l’esecutore dell’attentato al commissario Luigi Calabresi che aveva chiamato in causa come mandanti Sofri e Pietrostefani. Condannato, scontò due anni di carcere. Poi, approfittando della libertà concessagli in attesa della revisione del processo, si rifugiò in Francia, dove la dottrina Mitterand considera perseguitati politici gli esponenti minori della lotta armata. Un paio di anni fa, il giornalista Mario Calabresi, ex direttore di Repubblica e figlio del commissario, incontrò Pietrostefani in Francia. Si trovò di fronte a un uomo magrissimo: Pietrostefani aveva subito un trapianto del fegato e da allora vive in uno stato di immunosoppressione cronica indotto dai farmaci anti-rigetto. Mario Calabresi, che ha descritto quell’incontro nel libro “La mattina dopo” edito da Mondadori – ha affermato di non nutrire odio nei suoi confronti, condividendo i sentimenti della madre che lo ha perdonato, e prendendo le distanze da chi confonde la giustizia con la vendetta della parte offesa. —

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