Tanti sorrisi fuori da scuola per il primo giorno dal vivo
Al polo scolastico sembra tutto “normale”. I ragazzi: «Che bello rivedersi»
Martina Riccò
REGGIO EMILIA. Con l’ingresso di Reggio in “zona arancione”, ieri sono tornati in classe altri ventimila studenti.
I bambini di nidi, scuole dell’infanzia ed elementari avevano già ripreso con la didattica in presenza al termine delle vacanze pasquali, così come i ragazzi di prima media, ma ieri si sono uniti gli altri: quelli di seconda e terza media (al 100 per cento) e quelli delle superiori (al 50 per cento). Come già successo nel corso della pandemia, ogni istituto ha avuto la possibilità di decidere come procedere: in alcune scuole si alternerà una settimana in presenza e una a distanza, in altre la rotazione avverrà ogni due-tre giorni di frequenza.
Al polo scolastico di via Makallè nemmeno la pioggia ha rovinato il “primo giorno di scuola”. Le virgolette sono d’obbligo perché è paradossale parlare di primo giorno di scuola il 12 aprile, a meno di due mesi dalla fine dell’anno scolastico, ma è pur vero che il suono della campanella, ieri, ha scosso gli animi di tutti: insegnanti (che finalmente hanno potuto vedere negli occhi alcuni dei loro allievi) e studenti.
Certo, qualcuno era preoccupato: per la verifica o l’interrogazione, per il rischio di arrivare in ritardo (dopo due mesi di sveglia-colazione-lezione inserire la vestizione e il trucco, ma soprattutto lo spostamento, è stata una rivoluzione), e anche per il pericolo di contagio. Perché, lo dicono le statistiche, sono tanti i ragazzi che vivono con angoscia la possibilità di portare il virus in famiglia, mettendo in pericolo i più anziani e fragili, ma anche i genitori o i fratelli.
In ogni caso all’uscita c’erano tanti sorrisi. Come sempre (o meglio: come da un anno a questa parte) celati sotto le mascherine, e ieri anche protetti da cappucci e ombrelli. Ma c’erano. E c’erano le chiacchiere e i commenti, scambiati di corsa nel tragitto che separava ognuno dalla propria casa. Un giorno di scuola “quasi” normale: chi correva a prendere l’autobus, chi per raggiungere l’auto di mamma o papà.
Alcuni gruppetti si sono anche fermati a parlare, per prolungare il più possibile quello strano – quanto meraviglioso – ritrovarsi. Lo hanno fatto, ad esempio, Chiara Cola (che frequenta la quinta B del liceo Matilde di Canossa), Matilde Ferrarini (stessa scuola, quinta D), Chiara Gullo (quinta A), Chiara De Filippo (quinta M) e Nicole Nasi (quinta A): «Stamattina ero nervosa – ammette una delle ragazze – perché dopo due mesi di scuola a distanza non sapevo più cosa aspettarmi». «Ma poi a parte i primi minuti – finisce la frase un’altra – è tornato tutto come prima: con i prof abbiamo parlato della situazione in cui ci troviamo, e che bello rivedersi. Abbiamo riso tanto». E ognuna di loro, di nuovo, sorride.
«Io non ero più abituata a svegliarmi così presto – dice una delle ragazze – devo ammettere che svegliarmi alle 7.30 non era male, ma comunque preferisco essere in classe. Anche con la sveglia alle 5.30». Superata pure la paura delle interrogazioni “dal vivo”: «Ci hanno interrogate in filosofia – raccontano due amiche – ma è andata bene. Abbiamo rotto il ghiaccio e via». Ora all’orizzonte c’è la maturità: «Ma i prof ci hanno tranquillizzate – dicono quasi in coro – ci saranno loro e sarà una prova orale. Ci conoscono, sanno chi siamo. Speriamo bene». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
