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IL lutto 

Finanziere muore stroncato a 56 anni da un morbo che non dà scampo

Ambra Prati
Finanziere muore stroncato a 56 anni da un morbo che non dà scampo

Giacomo Scafuri viveva a Canali con moglie e quattro figlie Ieri al funerale il commovente ricordo letto dalla primogenita 

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Ambra Prati

REGGIO EMILIA. «Vorremmo ringraziare tutti i guardiani che hanno contribuito ad accendere la lanterna rendendo visibile il guardiano più alto delle nostre vite». Così una delle figlie di Giacomo Scafuri, luogotenente della guardia di finanza scomparso a 56 anni, ha definito i colleghi del papà, portato via in un mese da una malattia fulminante. La diagnosi del morbo di Creutzfeldt-Jakob ricevuta da Giacomo Scafuri, brillante ispettore delle Fiamme Gialle in servizio a Modena ma residente a Reggio, dove risiedeva con la famiglia, è arrivata come un fulmine a ciel sereno. A piangere Giacomo Scafuri la moglie e le quattro figlie, attorniate ieri durante il funerale dai vertici delle Fiamme Gialle delle due città.

Giacomo Scafuri è spirato nella sua abitazione di Canali, in via Bologna, nella notte fra sabato e domenica. Sposato da 25 anni con la dottoressa Stefania Borciani, medico di base, nella nostra città aveva messo radici e costruito una famiglia numerosa, continuando a recarsi ogni giorno al comando di Modena. Da metà marzo non era più in grado di lavorare: le sue condizioni erano peggiorate nonostante le cure. La malattia degenerativa non lascia scampo: per il morbo di Creutzfeldt-Jakob – che può essere causato da un gene anomalo ereditario – non esiste una cura ma solo farmaci che possono alleviare i sintomi.

E il decorso, per Scafuri, è stato rapidissimo, stroncando i suoi progetti e la sua grande passione per la recitazione e il teatro.

Nel primo pomeriggio di ieri, in una gremitissima chiesa parrocchiale di Canali, si è svolto il funerale, tra fiori bianchi, la bandiera deposta sul feretro, tanti finanzieri in alta uniforme ma anche molta gente comune, rimasta sul sagrato.

Dopo l’omelia è stato commovente il messaggio letto dalla figlia maggiore Eleonora ai numerosi colleghi che nell’ultimo periodo sono stati vicini alla famiglia. «In questo lungo mese di distacco lento e difficile dalla vita, nostro papà ci ha donato il frutto di ciò che ha seminato: il raccolto è stato importantissimo e di ineffabile conforto. Sono stati tanti e preziosissimi gli amici che hanno abbandonato le loro occupazioni e hanno percorso insieme a noi questa via straziante. Nel dolore e nella sofferenza, ci sono stati i momenti di allegria e di condivisione: i sorrisi, le risate, i pianti di papà davanti ai molti amici che l’hanno legato ancor più strettamente alla vita e ne hanno arricchito la bellezza – ha concluso la figlia –. Il percorso è stato arduo, ma nell’intimità di casa si è sentita la presenza di qualcosa di grande e luminoso grazie ai tanti che ci hanno pensato, hanno pregato, portato una torta o una cena, aiutato papà nelle cose quotidiane o raccontato qualche asinata». All’uscita il feretro è stato accolto dal picchetto d’onore dei finanzieri e dalle lacrime di quanti si sono stretti intorno alla moglie Stefania e alle figlie Eleonora, Sofia, Irene e Agnese. —

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