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IL VIRUS in corsia 

Infermiere vaccinate e malate «Serve un monitoraggio»

M.R.
Infermiere vaccinate e malate «Serve un monitoraggio»

La Fp Cgil registra preoccupazione nella categoria, anche allo stremo di forze «Dovrebbero fare tamponi ogni trenta giorni, ma ancora nessuna certezza»

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REGGIO EMILIA. La stanchezza inizia a farsi sentire, e a questa si aggiunge la preoccupazione. Perché dopo le vaccinazioni non sono stati controllati i livelli anticorpali, e ora medici e infermieri non hanno la certezza di essere ancora negativi al Covid.

La notizia delle tre infermiere che, nonostante fossero vaccinate con Pfizer, si sono ammalate (due hanno sintomi importanti ma si stanno curando a casa; la terza è invece in ospedale) ha avuto l’effetto di un sasso gettato nello stagno.

«I positivi tra il personale medico-sanitario sono indubbiamente calati dopo la campagna vaccinale – spiega Gaetano Merlino, uno dei componenti della segreteria della Fp Cgil – ma alcuni casi restano».

Come ha spiegato ieri il professor Andrea Cossarizza, immunologo di Unimore, «i vaccini hanno un’efficienza molto alta, nel caso di quelli anti-Covid di oltre il 90-95 per cento, ma questo significa che esiste una piccola percentuale di persone che dopo la vaccinazione non produce una risposta immunitaria efficace».

Bisogna poi tenere in considerazione le varianti, soprattutto quella inglese che circola in larga parte a Reggio e in Emilia-Romagna, che potrebbero non essere totalmente coperte dai vaccini. «Il personale medico-sanitario si è ormai tutto vaccinato – afferma Merlino – ma, come dicono gli esperti, il vaccino potrebbe non essere pienamente efficace sulle varianti in circolazione. E infermieri e medici, oltre a essere professionisti, sono persone: hanno figli, bambini piccoli o adolescenti, vanno a fare la spesa al supermercato... quindi le contaminazioni potrebbero nascere anche fuori dal contesto di lavoro». Attualmente all’interno dell’azienda ospedaliera è in corso un monitoraggio di massa, tramite tamponi, «ma non sono ancora state comunicate le istruzioni. Quello che sappiamo è che il tampone verrà ripetuto ogni trenta giorni», spiega Merlino.

«La nostra azienda sanitaria sta seguendo le indicazioni fornite dalla Regione – aggiunge il segretario Fp Cgil – e non si può dire che non sia attenta al suo personale, perché ha sempre fatto tutto quello che poteva fare in ogni fase dell’emergenza, ma è innegabile che, in questo momento, qualunque incertezza generi malessere».

Se si torna con la mente all’aprile del 2020 ci si rende conto delle differenze, ma non basta: «Oggi, un anno fa, facevamo fatica a trovare i dispositivi di protezione individuale ed eravamo impreparati a gestire il numero di pazienti che necessitavano di un ricovero in ospedale – ricorda Merlino – ma, dopo un anno così difficile e duro, nella categoria dei medici e degli infermieri c’è tanta stanchezza. In questi mesi è stato assunto del personale (più volte l’Ausl ha ricordato come siano state attivate nuove “linee produttive”, dai tamponi ai vaccini, ndr) ma prendiamo alcuni settori specifici, come la Rianimazione: per raggiungere l’esperienza e il livello di conoscenza necessarie per lavorare in questo reparto – dice Merlino – servono non mesi, ma anni. Ovviamente adesso, in piena pandemia, non abbiamo questo tempo a disposizione, così è abbastanza chiaro che in questi reparti il peso gravi sempre sulle stesse persone». —



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