Nomadi e droga, maresciallo rivela «Pizzini sulla droga nel reggiseno»
L’escamotage raccontato dal teste nel processo per spaccio avviatosi nei confronti di tre persone
Tiziano Soresina
reggio emilia. È partito ieri il secondo troncone processuale che fa riferimento alla “ribellione” della moglie di Danilo Rossin, 26enne napoletana picchiata dal marito e dai parenti di lui perché si era rifiutata di vendere droga, ritenendolo immorale. Da quello spunto l’8 dicembre 2017 i carabinieri avevano eseguito un primo blitz nel campo nomadi di via Da Genova, seguito da un secondo nel luglio dell’anno dopo. Due operazioni che avevano portato al sequestro di vari tipi di stupefacenti.
Per queste vicende hanno patteggiato – nel 2019 – sei componenti della famiglia Rossin (difesi dal legale Enrico Della Capanna), mentre ora è iniziato il processo per altre tre persone: a Donald e Romolo Leidi vengono contestate alcune cessioni di hascisc, mentre Alex Peverello avrebbe detenuto circa due chili di marijuana. I tre negano e sono difesi dagli avvocati Noris Bucchi e Luigi Scarcella. In aula il maresciallo dei carabinieri Danilo Bianchi ha ricostruito le varie “tappe” dell’inchiesta, partendo dalla querela della giovane moglie che aveva portato agli arresti della famiglia Rossin, poi le intercettazioni telefoniche e i sospetti su altri residenti nel campo nomadi. Erano emersi i nomi di chi comprava la droga, da qui i relativi interrogatori. «Abbiamo chiesto alla Procura – rimarca il maresciallo – un decreto di perquisizione. Il 13 giugno 2018 a Romolo Leidi fu sequestrato solo denaro, a Donald droga e venne arrestato per detenzione ai fini di spaccio». E proprio parlando delle indagini il sottufficiale evidenzia come venisse usato un ben preciso escamotage da parte delle donne, vale a dire usavano il reggiseno come nascondiglio di bigliettini con appunti riguardanti la droga. Insomma, “pizzini” nel seno. Sentito anche un giovane che ha ammesso d’aver acquistato la droga dai Leidi, ma in maniera molto confusa. Poi la deposizione si è incagliata quando il pm onorario Laura Piemonti ha mostrato l’album fotografico per eventuali riconoscimenti. Si è subito opposto l’avvocato Scarcella, in quanto proprio in questo album apparivano sottoscritte dal testimone le fotografie identificate quando era stato sentito dagli inquirenti. Replica del difensore avallata dal giudice Chiara Alberti che rinvia la prosecuzione della deposizione alla prossima udienza e il teste verrà controinterrogato dalla difesa. In calendario anche una nutrita lista di testimoni chiamata a deporre dai due difensori.
L’indagine era stata avviata a metà novembre 2017, quando la 26enne, che non voleva sottostare allo spaccio imposta dal marito e dai familiari di lui, si era confidata con la madre. Tramite una conoscenza personale, la confidenza era arrivata al maresciallo della stazione di Gattatico, Danilo Bianchi, che rientra sotto la Compagnia di Guastalla. L’8 dicembre i militari di Gattatico eseguivano un primo blitz nel campo nomadi, con perquisizione domiciliare a carico della famiglia. In quell’occasione rinvenivano un chilo e 200 grammi tra hascisc e cocaina, duemila euro in banconote false e un fucile senza matricola. Da qui i primi arresti. Mentre la vicenda familiare della giovane seguiva il suo corso, proseguivano anche le indagini, lunghe e complesse: i carabinieri non si accontentavano della denuncia della vittima e documentavano – con informazioni, pedinamenti e intercettazioni – la cessione di droga a decine di clienti reggiani e parmensi. In luglio 2018 l’atto finale al campo nomadi. —
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