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«Non ho stuprato mia moglie lei era consenziente, poi la lite»

Tiziano Soresina
«Non ho stuprato mia moglie lei era consenziente, poi la lite»

Si difende, in aula, il 32enne accusato anche di maltrattamenti e sequestro La donna non ritratta, ma non chiederà i danni e va a trovare il coniuge in carcere

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Tiziano Soresina

reggio emilia. Non sono mancati, ieri pomeriggio, i colpi di scena nel processo che vede un marocchino di 32 anni accusato di maltrattamenti, sequestro di persona, violenza sessuale e lesioni aggravate. E per la Procura tutti questi reati sarebbero stati commessi nei confronti della moglie reggiana 34enne.

E proprio quest’ultima, a sorpresa, in apertura di udienza ha comunicato – al microfono – ai giudici di rinunciare alla costituzione di parte civile. È presente in aula l’avvocatessa Rosanna Beifiori per tutelare la sua assistita fino in fondo. Una rinuncia a “stare” nel processo per poi chiedere un risarcimento-danni che nulla toglie al racconto-shock fatto dalla donna nell’udienza precedente. Comunque i due coniugi non hanno troncato i rapporti e lei ha ottenuto il permesso per qualche colloquio con il marito che è ristretto nel carcere di Modena. Proprio l’imputato – difeso dall’avvocatessa Gisella Mesoraca – ha dato ieri la sua versione, entrando nei dettagli dei due episodi attorno a cui ruota il processo. Relativamente al 2 maggio 2019 il nordafricano dice di essere andato in un bar di via Roma a recuperare la moglie che barcollava per quanto aveva bevuto, per poi riportarla in macchina nella casa di via Ferraroni che avevano occupato abusivamente, vivendo in condizioni igienico-sanitarie allucinanti. Il 32enne nega il pestaggio e il sequestro di persona, spiegando di averle tolto solo il telefonino «perché ogni volta che litigavamo, lei chiamava la polizia».

Nel secondo episodio del 28 agosto 2019 sarebbe avvenuto lo stupro all’interno dello stesso edificio. «Non l’ho violentata – replica l’imputato – era stato un rapporto consenziente e solo dopo abbiamo litigato. E lei era ubriaca. Mi cercava continuamente».

Ricostruzioni messe in discussione dalla pm Piera Giannusa, rimarcando come sul corpo della donna fossero stati rilevati dai sanitari lividi e ferite, a conferma degli atti violenti. Nella prossima udienza sarà la volta della discussione e probabilmente dell’emissione della sentenza da parte del collegio giudicante. Comunque sia, una storia che sconcerta. —

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