Il centro si rianima in Zona Arancione «Ma abbiamo perso i clienti mantovani»
C’è voglia di lavorare tra i commercianti che hanno riaperto «La parola d’ordine è anche sapersi reinventare»
GUASTALLA. Vendere al tempo del Covid19. Nonostante la pandemia e le imposizioni governative a Zona Rossa o Arancione, il commercio guastallese sembra abbastanza vivo, a giudicare da quanto dichiarato dai titolari di negozi intervistati.
Il settore più in crisi è, senza dubbio, quello dei bar e dei ristoranti, che effettuano ancora solo servizio da asporto, modalità che non è sufficiente a coprire le crescenti spese dovute ai dispositivi sanitari e le tasse. In via Gonzaga, nel centro storico della città, si notano negozi chiusi e vetrine vuote. Desolante la situazione in Galleria, dove la stragrande maggioranza dei negozi sono vuoti con le vetrine appannate dalla polvere. Ci sono però, locali, seppur vuoti che grazie all’iniziativa “Arte in Vetrina” vengono abbellite con opere d’arte gentilmente prestate da artisti guastallesi e non. In Largo Gramsci, all’inizio di via Gonzaga, all’altezza della sede Lapam,il titolare del ristorante pizzeria “L’Aragosta” ha approfittato di questo periodo di aperture e chiusure alterne per ristrutturare il locale.
Basta fare due passi e già si trova un negozio vuoto con il cartello “Affittasi”. All’ingresso della centralissima via Gonzaga c’è l’edicola di Fausto Veneri: «Prima della pandemia venivano tanti clienti da Dosolo e Suzzara nel Mantovano e da Luzzara. Adesso, col fatto che sono vietati gli spostamenti da Comune a Comune lavoro con i guastallesi. È chiaro che qualche contraccolpo economico c’è stato». Di fronte all’edicola c’è il Forno Gonda che è chiuso. Durante eventi e manifestazioni, grazie ad un ampio plateatico, ospita decine di visitatori. Attualmente funziona solo quello in piazza Primo Maggio. Poco più avanti il bar “Pepe Rosso” è chiuso con gente davanti alla porta in attesa che il titolare torni da una consegna di colazioni. Da febbraio è aperta la Gelateria K2 di Daniela Soncini: «Il periodo non è dei più facili ma la voglia di lavorare c’è. Speriamo di continuare anche vista della bella stagione».
Da via Gonzaga si arriva in piazza Mazzini. Sotto il portico c’è il negozio di abbigliamento “Bourbon Street” di Lorenza Carri: «Ho aperto lunedì e se devo essere sincera non mi aspettavo di lavorare. Ma devo ringraziare la forza delle donne che non mollano mai. Sono sempre positive. Scelgono delle belle cose per far piacere a chi sta loro vicino».
Percorrendo i portici di piazza Mazzini verso viale Garibaldi, all’angolo, il bar Chloè, punto di riferimento degli happy hour è chiuso. Tornando invia Gonzaga, sulla porta d'ingresso del negozio “VP Jewerly” c’è la scritta #andràtuttobene”, tormentone del primo lockdown. A dirigerlo Veronica Pavan che crea da lei stessa i propri gioielli. «Non è un momento facile. Ho aperto il negozio a maggio dello scorso anno in pieno lockdown. Tuttavia non posso lamentarmi. Lavoro molto online con i social. Sono giovane e sono molto seguita perché propongo oggetti diversi dal solito. Molti mi dicono che il mio “è un negozio di città”» confida.
Percorrendo via Gonzaga si arriva all’imbocco della Galleria del centro. E qui la cosa si fa un po’ deprimente. Molti i negozi chiusi e abbandonati, ma c’è comunque chi tenacemente resta in attività. Dal 1965 in via Gonzaga c’è un punto vendita che fornisce barbieri e parrucchieri ma anche normali cittadini: è il Jolly 65 di Enrica Galimberti. «Noi siamo sempre stati aperti, anche se a volte solo al mattino. Stiamo lavorando anche se non come prima. Ho notato che i guastallesi hanno riscoperto la loro città» dice.
Un’attività che ha aperto da poco è “Giuseppe parrucchieri”. «Non vedevamo l’ora di riaprire -–ha detto Lorena Mainini che stava tagliando i capelli ad una cliente – Anche i nostri clienti avevano voglia di tornare per qualche chiacchiera e...una coccola«. In via Largo dei Mille c’è il forno di Guido Musi: «Bisogna sapersi reinventare e proporre nuove cose. Nel nostro assortimento abbiamo aggiunto la gastronomia e la focacceria con cui proponiamo focacce genovesi, pugliesi o la focaccia in pala romana». I ristoratori, chiusi, fanno solo asporto, ma sono stanchi di lavorare poco e male e di avere solo spese. Non vedono l’ora di poter riaprire e servire alla propria clientela pizze e piatti tipici. —
Mauro Pinotti
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