Gazzetta di Reggio

Reggio

La Finanza torna nei reparti per sequestrare altre mascherine

Enrico Lorenzo Tidona
La Finanza torna nei reparti per sequestrare altre mascherine

Secondo giorno di prelievo di oltre 2 milioni di dispositivi considerati non conformi e distribuiti agli ospedali di Reggio

3 MINUTI DI LETTURA





Enrico Lorenzo Tidona

REGGIO EMILIA. Hanno dovuto scavare a fondo andando a recuperare fin dentro ai reparti degli ospedali reggiani migliaia di mascherine considerate non conformi e quindi pericolose. Anche ieri, per il secondo giorno consecutivo, i militari della Guardia di Finanza si sono presentati in diversi snodi nevralgici della sanità reggiana per mettere a segno una seconda giornata di sequestri. Nel mirino della procura di Reggio Emilia ci sono in totale oltre 2 milioni di mascherine che hanno una certificazione che non sarebbe rispondente alla verità. Una partita talmente grande di dispositivi di protezione - mascherine chirurgiche e Ffp2 - che i militari hanno dovuto prolungare l’attività di sequestro. Le forniture sono state acquistate con contratti già finiti sotto sequestro nel marzo scorso, quando la Finanza era stata nella sede dell’Ausl di Reggio per portare via faldoni con documenti relativi a quella compravendita sospetta, avvenuta poco dopo lo scoppio della pandemia, nella primavera del 2020. I dispositivi non sono considerati a norma dalla Guardia di Finanza, dopo il sequestro documentale di marzo è passata alla fase più rilevante dell’indagine, vale a dire il sequestro delle mascherine, acquistate a piene mani dall’Ausl per un controvalore di quasi 6 milioni di euro.

L’operazione di recupero non è stata semplice vista la mole di materiale finito sotto indagine e data la capillare distribuzione avvenuta nel tempo intercorso dall’acquisto - la primavera del 2020 - e il sequestro.

Molte mascherine erano infatti in distribuzione in tutta la provincia e l’opera di ritiro ieri si è concentrata particolarmente dentro a alcuni reparti degli ospedali reggiani, dove sono in uso al personale medico, infermieristico e ai pazienti. Un sequestro diventato necessario visto che quei filtri sono considerati insufficienti rispetto alle caratteristiche previste nelle certificazioni invece esposte al momento della vendita all’Ausl. Forniture che agli inquirenti risultano essere parte di quelle di mascherine non conformi legate all’ex presidente della Camera Irene Pivetti. Mercoledì i finanzieri si erano presentati principalmente nei magazzini di proprietà dell’Ausl reggiana e nei depositi in affitto per porre i sigilli all’ingente partita di mascherine comprate in emergenza tra marzo e maggio del 2020. L’azienda sanitaria ha stipulato però i contratti d’acquisto con Paolo Paris, imprenditore trentino specializzato nel commercio dei formaggi stagionati del Nord Italia, diventato fornitore di dispositivi di protezione individuale, snodo dell’indagine.

Ora, terminati i sequestri, i sostituti procuratori Iacopo Berardi e Marco Marano attenderanno la nomina di un perito che dovrà effettuare le analisi di laboratorio per certificare l’assenza o meno delle caratteristiche di filtraggio delle mascherine prelevate all’Ausl.

Per ora l’indagine sembra essere ad ampio raggio. Un procedimento penale sul quale sarebbe aperto un fascicolo la cui formulazione del reato non è ancora nota negli uffici all’Ausl, dove è stato notificato il decreto di sequestro che dovrebbe sfociare a breve in un’accusa specifica. L’indagine reggiana ne ricalca altre simili in corso in diverse zone d’Italia. La Guardia di Finanza contesta le certificazioni delle mascherine, che vengono ritenute false, non conformi cioè agli standard indicati, con pericolo per chi le usa e per chi è stato loro vicino. Nonostante il maxi sequestro, l’azienda sanitaria ha a disposizione ancora un grande quantitativo di dispositivi di protezione, più facili ora da reperire vista la moltiplicazione dei fornitori ora disponibili. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google