Brusco calo del Pil pro capite e più richieste di buoni pasto
Luigi Vinceti
REGGIO EMILIA. La pandemia ha avuto effetti devastanti sotto diversi aspetti sociale. Ha messo infatti in ginocchio diversi comparti, generando incertezze e minando gli apparati della salute e della formazione. Quali gli choc sulla realtà reggiana? È quanto ha cercato di scoprire una ricerca della Fondazione Reggio Tricolore presentata in streaming su Facebook e su YouTube. Il tutto condensato nel 9° Rapporto sulla coesione sociale che, ancora una volta, è andato a compiere una carrellata sui mutamenti in ambito provinciale.
Il compito di raccogliere e illustrare i dati riferiti al 2020 e di confrontarli con il passato è stato svolto da Gino Mazzoli, psicosociologo, presentato da Umberto Bedogni. Ne hanno discusso con loro Elena Strozzi della segreteria della Cgil di Reggio e il consigliere regionale Federico Amico.
Lo scenario riportato ha fatto riferimento a imprese, lavoro, salute, solidarietà, demografia, scuola, qualità della vita. Fortunatamente lo scorso anno c’è stato un limitato calo delle imprese, non un disastro. Ne sono venute a mancare una media di 78 di carattere commerciale, 89 manifatturiere, 103 addette ai servizi. Salite da 29 a 32 quelle addette alle costruzioni. In flessione i fallimenti scesi a 39 rispetto ai 68 del 2019. Il Pil pro capite ha intanto lamentato una riduzione media di 3.000 euro a persona e si ipotizza il recupero in un paio d’anni. Schizzata la richiesta di buoni spesa; molte le domande per far fronte a piani di spesa programmati per il pagamento di bollette, acquisto dell’auto o beni essenziali. È cresciuto così in tanti il pessimismo. Rilevato un divario crescente nei livelli reddituali: il 5% è diventato più ricco e detiene il 22% del reddito complessivo. Sotto la lente anche depositi e impieghi e la quadruplicazione, rispetto al 2009, delle sofferenze bancarie.
La pandemia ha cambiato numerosi fattori demografici con un calo del 12,5% degli immigrati, ma anche dei reggiani che (per studio o lavoro) sono andati all’estero. In flessione la natalità.
Capitolo particolare quello della scuola dove il Covid ha inciso diversamente in ragione dell’organizzazione delle famiglie, dello smartworking, dell’organizzazione degli stessi istituti scolastici nel formare e diffondere l’uso delle nuove tecnologie per l’insegnamento a distanza, nell’offrire dei sostegni psicologici.
Questi dunque e tanti altri aspetti della vita quotidiana dei reggiani hanno spinto gli interlocutori a porre quesiti. Ad esempio sull’incidenza nel lavoro e nella quotidianità delle differenze sessuali (le donne hanno pagato un conto più alto), sui tempi di ripresa quando il Covid 19 sarà finalmente sconfitto. Con un accento specifico sul ruolo essenziale della solidarietà per lenire le ferite di un ceto medio impoverito, delle famiglie più vulnerabili, dell’importanza di un volontariato (decine i nostri concittadini che si sono offerti alla Fondazione Reggio Tricolore) attivo. —
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