Era in vendita sul web a un terzo del valore
REGGIO EMILIA. Sul web lo spacciavano per un dipinto dedicato a San Leone il taumaturgo, vescovo di Catania. Il quadro rubato è stato trovato nella casa di un ambulante 55enne di Foligno (Perugia) che, grazie alla complicità di un informatico 50enne di Pistoia, lo aveva già impacchettato per spedirlo a un collezionista siciliano. L’ambulante e l’informatico sono stati denunciati per ricettazione, ma per loro potrebbe profilarsi pure il reato di furto d’identità digitale, visto che l’annuncio è stato inserito a nome di un antiquario ottantenne ignaro. Quello che colpisce è il prezzo stracciato: diecimila euro, un terzo del valore. «In questa congiuntura storica si assiste ad un deprezzamento notevole delle opere d’arte», spiega il tenente colonnello Guido Barbieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Perugia, i detective dell’arte dell’Arma che hanno condotto l’indagine e che dal 1969 si occupano del patrimonio artistico. «Se il dipinto fosse stato attribuito e il trittico completo il valore avrebbe decuplicato». Delle tre grandi tele situate nella cappella della chiesetta di Castelvecchio e rubate nel 1999, quando erano state spostate in canonica per lavori in corso, un primo quadro raffigurante la Madonna del Rosario è stato recuperato nel 2006 dai carabinieri Monza e il secondo è quello recuperato ora; manca ancora all’appello la terza pala dedicata all’Assunzione.
L’indagine, avviata a gennaio 2020 e coordinata dalla Procura di Pisa, è scattata grazie a un annuncio di vendita sul sito web di un antiquario. Tipologia e dimensioni dell’opera, di natura devozionale, hanno fatto scattare un campanello d’allarme negli specialisti dell’Arma, che attraverso la “Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti” – il più completo database sull’argomento – hanno notato l’estrema rassomiglianza con la tela sottratta.
La comparazione era promettente, ma occorreva una conferma poiché l’annuncio era fuorviante: definiva la pala “di indubbia attribuzione siciliana” e dedicata a San Leone. I carabinieri si sono rivolti a un critico d’arte, che ha indicato nella figura di sinistra che schiaccia un demone senz’altro il vescovo di Modena. Ottenuto il mandato di sequestro i militari, tramite il nickname, sono risaliti all’inserzionista: il titolare ottantenne di un negozio di antiquariato in provincia di Pisa. Quest’ultimo è caduto dalle nuvole: ha dichiarato di non aver mai visto né trattato il dipinto, confermando però che il profilo web era il suo. L’unico che possedeva le password del sito era colui che lo aveva realizzato: un conoscente informatico 50enne di Pistoia, che ha ammesso di aver inserito l’annuncio per conto di un ambulante di antichità che aveva il pacco in casa. —
Am.P.
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