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Restituito il quadro trafugato 21 anni fa Il vescovo: «Un messaggio di speranza»

Ambra Prati
Restituito il quadro trafugato 21 anni fa Il vescovo: «Un messaggio di speranza»

Il dipinto, recuperato dai carabinieri Nucleo Tutela Patrimonio Culturale, era stato rubato da una chiesa del Modenese

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Ambra Prati

REGGIO EMILIA. «Questo quadro ritrovato è un messaggio di gioia, gratitudine e speranza. Speranza è ciò di cui si sente la necessità in questo momento buio, nel quale auspico la riapertura dei ristoranti, io ho una gran voglia di andare al ristorante, e di tutti i luoghi della cultura». Così il vescovo Massimo Camisasca ha accolto il ritorno a casa del dipinto seicentesco di scuola emiliana raffigurante i santi Geminiano, Lucia e Apollonia, parte di un trittico trafugato 21 anni fa (il 7 agosto 1999) dalla chiesetta di Santa Maria Assunta di Castelvecchio, frazione di Prignano sulla Secchia (Mo) che ricade nella Diocesi di Reggio e Guastalla.

La riconsegna dell’olio su tela, recuperata dai carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dell’Umbria, è avvenuto ufficialmente ieri mattina al Museo Diocesano, dove il dipinto è stato svelato e sarà custodito in attesa di tornare nella sua collocazione originaria. Una presentazione avvenuta davanti a un parterre di tutto rispetto: oltre al direttore dell’Ufficio Diocesano Beni Culturali Angelo Dallasta, al sindaco di Prignano Mauro Fantini, accompagnato dal sindaco dell’epoca Ennio Bonilauri, a don Andrea Pattuelli con alcuni entusiasti parrocchiani e al tenente del Nucleo Tutela, Guido Barbieri, hanno presenziato il questore Giuseppe Ferrari, il colonnello provinciale dell’Arma Cristiano Desideri, il presidente della Camera di commercio Stefano Landi e il direttore generale Ausl, Cristina Marchesi. Ha elevato il discorso il padrone di casa, con uno sguardo puntato all’attualità e un altro ai nodi fondamentali del nostro tempo.

Il vescovo ha anzitutto ringraziato i militari del Nucleo Tutela per il compito che svolgono, «non del tutto apprezzato nella sua importanza».

«L’Italia è il Paese al mondo con il maggior giacimento culturale – ha esordito Camisasca –. Non dobbiamo mai dimenticarlo e anzi dobbiamo ricordarlo agli studenti, che vivono in un mondo di immagini che tendono a sommergerli: vanno educati a leggere immagini come questa, che possono dare profondità alla nostra vita. È dal nostro passato che possono arrivare forme creative per il futuro». Secondo Camisasca, «c’è bisogno di riaperture, è innegabile. Bisogna andare al ristorante, andare al cinema e a teatro. Nelle lettere ai quotidiani locali i reggiani si chiedono perché le chiese sono aperte e i musei no: questo non dipende dal vescovo, io sono per riaprire i luoghi della cultura».

In senso letterale, ma anche figurato: «Occorre impedire che quest’arte vada solo a rimpinguare i musei. Le opere devono tornare nei luoghi originari, dove avranno maggior ricchezza di significato».

Contro l’ostacolo delle chiese delle piccole comunità, sbarrate per penuria di sacerdoti, Camisasca ha ribadito la sua ricetta: «Laddove mancano i preti, dobbiamo affidare ai laici la custodia e l’animazione delle chiese. È una via che sto additando da due anni, trovando scarsa ricezione».

In riferimento all’arduo compito di tutela delle 600 chiese e di oltre 100mila opere d’arte della Diocesi provinciale il vescovo ha sottolineato come l’arte abbia il potere di «far pregare, far sperare, far rinascere. Al Louvre si può comprendere quanto è stato rapinato dalle nostre chiese, tuttora a rischio dilapidazione. Apriamo i musei e apriamo le chiese». —

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