Fra l’AeroClub e il Comune scoppia la guerra ad alta quota
A rischio di chiusura la struttura volovelistica di Castellazzo Battaglia di carte bollate su Imu e presunti abusi edilizi
Roberto Fontanili
REGGIO EMILIA. Rischia di finire con uno strascico di carte bollate per un doppio contenzioso con il Comune la quasi ventennale storia dell’AeroClub Volovelistico Tricolore. Dopo il divorzio con la società Aeroporto, nel 2004 la società si è trasferita su un terreno in affitto a Castellazzo, che negli anni è diventato sede stabile dell’attività dei 60 soci piloti di alianti e dei 40 soci aeromodellisti. Dal 2008 il Club è affiliato all’Aeroclub d’Italia e al Coni e nel frattempo è diventato scuola nazionale per il rilascio di brevetti per pilotare alianti. Lo scorso anno ha organizzato e ospitato il campionato italiano: una realtà sportiva consolidata, che ora rischia di chiudere.
La doppia grana
Il primo contenzioso è relativo al mancato pagamento dell’Imu, il secondo per aver eretto abusivamente, a giudizio del Comune, alcuni hangar per il ricovero dei velivoli: una vicenda (leggi articolo di fianco, ndr) in cui si mescolano leggi che negli anni sono cambiate, diversi incontri, reciproci accordi anche verbali, funzionari comunali che hanno cambiato mansione, una dose di buonafede, un pizzico di improvvisazione e la convinzione che essendo una società sportiva senza scopo di lucro le cose si sarebbero potute mettere a posto. La realtà è che oggi il nuovo presidente del club, il 73enne Pierpaolo Bigi, da 53 anni pilota di alianti e di professione costruttore e restauratore di organi a canne, si trova tra le mani una patata bollente di difficile gestione per evitare la chiusura e il pagamento di salate sanzioni, mentre resta sullo sfondo anche il timore di conseguenze sul piano giudiziario.
parla l’AeroClub
«Nel mese di maggio – premette il presidente – avremo un importante campionato di acrobazia in aliante, il XV Campionato Italiano Sport e III Trofeo Volo Artistico Tricolore sull’avio-superficie, fissato per il 28-30 maggio o in alternativa il 4-6 giugno».
Poi, dopo aver ricostruito la lunga storia del Club Tricolore, rimarca: «Nessuno di noi ha mai avuto l’intenzione di costruire opere non in precario, ma semplicemente appoggiate al terreno, perché siamo sempre stati su un terreno in affitto e il proprietario avrebbe sempre potuto cambiare idea e cacciarci dal terreno».
In questi anni l’AeroClub ha sostenuto migliaia di euro di spese, nella convinzione di mettersi in regola. «Tra l’atto per il diritto di superficie e le necessarie trascrizioni, abbiamo speso quasi 18mila euro, a cui si aggiunge il ricorso in Commissione Tributaria nel quale sosteniamo che come associazione sportiva siamo esenti dall’Imu, per il quale abbiamo speso altri 3.700 euro. Se non verrà accolto, tra arretrati e sanzioni si tratta di dover pagare altri 60- 70 mila euro. Infine c’è la parte relativa al verbale, con l’accusa di aver realizzato abusivamente gli hangar e in questo caso l’ammenda è di altri 20mila euro».
Il presidente non si dà pace. «Se siamo colpevoli di qualcosa – commenta – è di avere ascoltato troppo chi ci ha proposto delle soluzioni che non hanno certamente giocato a nostro favore. Siamo stati ingenui? Forse. Ma, personalmente, non mi sento colpevole di nulla. Abbiamo solo cercato di agire al meglio per difendere la nostra società. Non importa a nessuno se gestiamo una scuola di volo a vela o se organizziamo gare di respiro nazionale come l’ultimo Campionato Italiano, che nonostante il Covid-19 ha registrato una grande partecipazione di atleti da tutta Italia».
E conclude rivendicando la natura sportiva dell’AeroClub. «Siamo una vera associazione sportiva, basata totalmente sul volontariato, e la dedizione a questa meravigliosa disciplina ci ha portato a raggiungere livelli di preparazione estremamente avanzati anche nel campo della manutenzione aerea. Avremmo anche la possibilità di formare giovani, oltre che alla professione di pilota di aerei anche di manutentori». Ma l’iter burocratico va avanti e le conseguenze rischiano di stritolare l’Aero Club Tricolore.
La replica del Comune
Sulla contestazione di abuso edilizio, l’assessorato all’Urbanistica precisa che «le strutture edilizie relative all’attività volovelistica sono state concesse con un’autorizzazione temporanea nel maggio 2004. Successivamente, con la variante al Piano strutturale comunale del 2019, relativa al riconoscimento di una serie di attività produttive in zona agricola derivanti da precedenti autorizzazioni, la volovelistica è stata individuata in maniera definitiva come attività sportiva e ricreativa in zona agricola, legittimando pertanto l’esistenza delle strutture riconducibili esclusivamente alla prima autorizzazione del 2004». E ancora: «A seguito di verifica con sopralluogo, l’ufficio preposto ha rilevato la presenza sull’area di strutture realizzate senza il necessario titolo edilizio, in contrasto con quanto previsto dai vigenti strumenti urbanistici. È stato attivato pertanto il relativo procedimento sanzionatorio disciplinato e vincolato dalle norme di legge». In sostanza, per il Comune ad eccezione di un hangar tutti gli altri debbono essere rimossi.
La diatriba sull’Imu
Rispetto al pagamento dell’Imu di cui l’AeroClub si sente parte in causa, anche se il destinatario è il proprietario del terreno, il Comune precisa che «non risultano emessi avvisi di accertamento Imu nei confronti dell’Associazione volovelistica Tricolore, pertanto l’AeroClub non risulta debitore Imu quantomeno sino all’anno d’imposta 2019. Ma da indagini e rilevazioni effettuate attraverso l’analisi di foto aeree e dei dati forniti dall’Agenzia delle Entrate, è emersa la presenza di fabbricati, su terreni di proprietà di una persona fisica (ovvero il proprietario del terreno), che non risultavano iscritti al Catasto alla data del 22 luglio 2019 e la cui costruzione risaliva ad anni precedenti. La persona fisica destinataria degli avvisi di accertamento provvedeva alla loro impugnazione presso la Commissione tributaria provinciale».
Una vicenda ancora lontana dal chiudersi. Ed è difficile ipotizzare la possibilità di una mediazione, a meno di soluzioni che possano mettere insieme il rispetto delle norme in vigore e buonsenso, trattandosi di una società sportiva che non ha effettuato speculazioni edilizie ma eretto strutture per lo svolgimento della propria attività. —
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