«In centro c’è poco spazio siamo vincolati alla viabilità»
Questa l’opinione di Brancatelli titolare del ristorante “Cacio e Pepe” in via del Carbone: «L’unica soluzione è rendere la zona pedonale»
REGGIO EMILIA. «Con le distese cambia poco. In centro storico abbiamo spazi molto piccoli e siamo vincolati alla viabilità», è il commento di Gianni Brancatelli titolare del ristorante “Cacio e Pepe” in via del Carbone. Brancatelli non sta facendo i salti di gioia per questa misura che non è risolutiva. «Non eravamo ben visti dai vicini prima, figuriamoci se andremo occupare altri spazi. Nel mio caso in teoria potrei occupare due metri, ma con l’obbligo di lasciare spazio per il transito delle autoambulanze che è di tre metri. Quindi se non ci sarà la promessa da parte del Comune di rendere pedonale la zona non so come si potrà fare». E aggiunge: «Siamo un Paese strano. Abbiamo passato un anno a discutere di movida e poi ci fanno aprire solo la sera. Chi verrà a mangiare in maggio con queste temperature? In giro ci saranno solo dei ragazzini. Mangiare sotto un gazebo in plastica è consentito, ma c’è il problema del ricambio d’aria, la sicurezza è un'altra cosa». Il titolare di “Cacio e Pepe” è critico rispetto a questi provvedimenti. «È un anno che come ristoratori chiediamo di sederci a un tavolo per fissare insieme le regole e nessuno ci ha preso in considerazione, questi non sono parametri logici. Con che cuore riapriamo, sanifichiamo, ci carichiamo di nuove spese con la pioggia o il freddo che possono far saltare la serata. Abbiamo anche chiesto di riattivare i voucher. Come faccio a chiamare il personale con l’incognita del tempo?».
Anche Patrizia Agnesini titolare del ristorante Geremia a Castelnovo Monti è perplessa. In montagna la variabile del tempo è fondamentale. «Per noi non cambia nulla – dice –. Lo scorso anno il Comune ci ha dato la possibilità di utilizzare una piccola piazzetta vicino a noi, ma siamo riusciti a partire solo a fine giugno quando le temperature lo hanno consentito. La montagna è questa: oggi ci sono 12 gradi».
E aggiunge: «La ripartenza è importante, ma sono un po’ pessimista. Siamo chiusi da sette mesi alla sera, che rappresenta il 50% dell’introito perché da noi l’asporto è basso. Lo scorso anno ci siamo inventati di usare i funghi, per riscaldare il gazebo, ma un conto è bere un caffè un altro sedersi a tavola». —
R.F.
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