Gazzetta di Reggio

Reggio

il calciatore del cosenza 

Morte di Bergamini: la procura chiede di processare la fidanzata

Morte di Bergamini: la procura chiede di processare la fidanzata

2 MINUTI DI LETTURA





CASTROVILLARI (CS). Si terrà il 2 settembre prossimo l’udienza davanti al Gup alla quale la procura della Repubblica di Castrovillari arriva con la richiesta di processare per omicidio aggravato Isabella Internò, per la morte dell’ex fidanzato, il calciatore del Cosenza Donato “Denis” Bergamini.

L’atleta fu rinvenuto cadavere il 18 novembre 1989 sulla statale 106 all’altezza di Roseto Capo Spulico: da allora, processi, indagini, archiviazioni e nuove indagini, fino all’ultimo atto di ieri. Che potrebbe preludere a ulteriori sviluppi e colpi di scena. Se, infatti, dall’impianto accusatorio escono il marito della Internò e il camionista che con il suo mezzo schiacciò il corpo di Bergamini, già privo di vita, come accertato dall’ultima perizia sui resti del calciatore, il riferimento esplicito all’omicidio in concorso con ignoti lascia aperto uno spiraglio sulla loro individuazione. Restano già ora, invece, le aggravanti contestate alla Internò, ossia la premeditazione e i motivi abietti e futili.

«Finalmente», il primo commento dell’avvocato Fabio Anselmo, che rappresenta la famiglia Bergamini, che è riuscito a far riaprire le indagini e, soprattutto, far riesumare i resti del calciatore per una nuova autopsia, quella che ha sancito senza alcun dubbio che Denis è stato assassinato. «Siamo riusciti a far riaprire il caso che era stato archiviato. I metodi scientifici medico-legali da noi proposti si sono rivelati decisivi. La procura di Castrovillari ci ha creduto e il procuratore Facciolla l’ha fatta propria», ha concluso il legale.

L’ex fidanzata sarà ascoltata in udienza preliminare il 2 settembre alle 9.30. Come parti offese si costituiranno la mamma di Denis, Maria Zerbini, la sorella Donata Bergamini da sempre in lotta per la verità, e i suoi figli Alice, Andrea e Denis Dalle Vacche: non potrà esserci papà Domizio, che si è spento a fine gennaio dello scorso anno senza ottenere giustizia per il figlio, sebbene tanto avesse lottato anche lui, facendosi pure scudo davanti alla figlia, quando dalla Calabria giunsero telefonate minacciose. —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google