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«È necessario più sostegno ai progetti di workers buy out»

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REGGIO EMILIA. Più attenzione e risorse per i Workers buyout, le imprese recuperate dai lavoratori, che solo a Reggio conta 8 casi di studio. Lo chiedono alla Giunta i consiglieri di Emilia-Romagna Coraggiosa, il reggiano Federico Amico e Igor Taruffi, con una risoluzione che mette al centro le aziende regionali in crisi rilanciate in forma cooperativa dagli ex dipendenti. Amico e Taruffi puntano sull’utilizzo efficace del fondo per lo sviluppo gestito da Cooperazione Finanza Impresa, con la creazione di una quota parte a sostegno dei Wbo, sulla realizzazione di una cabina di regia a supporto e tutoraggio delle realtà imprenditoriali interessate e sulla promozione di iniziative pubbliche per informare sul percorso. Strumenti, sottolineano i consiglieri di Coraggiosa, «utili per armonizzare e accelerare l’attivazione del processo costitutivo dei Workers buyout, un fenomeno in continua ascesa che fino a oggi ha portato alla creazione di 56 nuove realtà cooperative per quasi 1.200 posti di lavoro salvati. Ritmo che dal 2012 procede senza sosta con la nascita di 10 nuove cooperative all’anno». Distribuito su tutto il territorio regionale – 2 a Rimini, 8 a Reggio Emilia, 3 a Ravenna, 1 a Parma, 4 a Modena, 2 a Ferrara, 30 a Forlì-Cesena, 6 a Bologna – quello dei Wbo è un fenomeno eterogeneo che coinvolge il settore dell’agricoltura per il 5%, dell’industria per il 60%, di cui quasi la metà nell’edilizia, e per il 35% il settore dei servizi.

«Occorre – spiegano i consiglieri regionali – finanziare attività formative rivolte ai lavoratori perché possano acquisire le competenze necessarie alla gestione di impresa, coinvolgendo sia le associazioni di rappresentanza delle cooperative sia i centri di ricerca. Vanno sostenute, anche economicamente, attività di tutoraggio e affiancamento alle imprese recuperate, per accompagnare un processo che certo non si esaurisce con la trasformazione dell’assetto societario. Il principale aspetto positivo dell’operazione Wbo è costituito dal mantenimento dei livelli occupazionali e dalla conservazione del patrimonio aziendale e del know-how produttivo: per questo è importante il coinvolgimento di sindacati, ordini professionali, INPS e degli amministratori pubblici che hanno la responsabilità di individuare tempestivamente le crisi e creare le condizioni per verificare tempestivamente se sia possibile procedere alla ripartenza in forma cooperativa». In Italia, le prime operazioni di Workers buyout si sono realizzate nei primi anni ’80 in risposta all’aumento della disoccupazione causata dai ridimensionamenti, dalle ristrutturazioni e dalle chiusure di imprese soprattutto manifatturiere. Hanno trovato impulso anche con l’emanazione della legge 49 del 1985 (la cosiddetta “legge Marcora”), che ha promosso la costituzione di cooperative da parte di lavoratori licenziati o in cassa integrazione, attraverso un fondo per il finanziamento di progetti presentati da società cooperative. —

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