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«Serve una nuova commissione d’accesso contro le infiltrazioni mafiose in Comune»

«Serve una nuova commissione d’accesso contro le infiltrazioni mafiose in Comune»

L’appello del M5S dopo le inquietanti rivelazioni del commissario Pescatore all’ultima udienza del processo Grimilde

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brescello. Una richiesta di verifica al ministro dell’Interno e alla prefettura di Reggio Emilia se vi siano i presupposti per inviare a Brescello una nuova commissione d’accesso. L’appello, che fa riferimento al bis di un’iniziativa istituzionale che portò nel 2016 allo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose, arriva dal Movimento 5 Stelle. Diversi esponenti pentastellati, tra cui l’europarlamentare reggiana Sabrina Pignedoli, la deputata della commissione antimafia Stefania Ascari e i colleghi di Camera e Senato Davide Zanichelli, Maria Edera Spadoni, anch’essi reggiani, Giulia Sarti, Gabriele Lanzi e Marco Croatti prendono le mosse dall’udienza di lunedì del processo «Grimilde», celebrato in rito ordinario, a Reggio Emilia, dove ha relazionato come testimone della Procura antimafia – nella persona del sostituto procuratore della Dda di Bologna, Beatrice Ronchi – il commissario Saverio Pescatore, della polizia del capoluogo emiliano.

A giudizio del poliziotto (uno di coloro che hanno svolto le indagini che hanno fatto scattare l’operazione «Grimilde» nel giugno del 2019) l’egemonia della famiglia Grande Aracri, a capo della potente ’Ndrina di Cutro trapiantata in Emilia, sarebbe ancora dominante nel paese di Peppone e don Camillo: «Abbiamo riscontrato una violazione dell’ordine pubblico – che il reato mafioso determina – di livello molto elevato e che si ritiene perduri tuttora per l’egemonia dei Grande Aracri», ha affermato Pescatore.

Un’egemonia che in passato ha indotto una storica funzionaria del servizio “Uso e assetto del territorio” a chiedere il trasferimento a causa delle continue pressioni, «anche nella vita privata» da persone che sapeva essere sorvegliati speciali. La donna veniva fermata persino per strada per chiedere informazioni su pratiche edilizie di sua competenza. E per questo, tra il 2008 e il 2009, esasperata, ha chiesto il trasferimento in altra sede all’altro capo della provincia.

Pescatore è stato il primo testimone dell’avvio della seconda parte del processo “Grimilde”, che ha visto al centro Francesco Grande Aracri e i figli Paolo e Salvatore, rispettivamente fratello e nipoti del boss cosidetto “dei due mondi” Nicolino Grande Aracri, la cui famiglia risiede proprio a Brescello. La prima parte del processo, secondo per importanza solo ad Aemilia, si è conclusa a Bologna con condanne per oltre 260 anni di carcere per 48 imputati, con rito abbreviato.

«La testimonianza di Pescatore – affermano i 5 Stelle– è l’ennesima prova che a Brescello la cosca di ’Ndrangheta Grande Aracri ha esercitato a lungo pressioni e intimidazioni di vario tipo sull’amministrazione comunale al fine di trarne vantaggio. Carte alla mano, bisognerà far luce su chi negli ultimi anni ha vinto appalti e ottenuto varianti ai piani regolatori, e in quale modo».

Dunque, continuano i pentastellati, «è evidente che non è bastato sciogliere per mafia il Comune nel 2016, c’è qualcosa di più profondo, qualcosa che giustamente scandalizza i cittadini onesti e con gli occhi aperti».

Da qui la richiesta, in una nota congiunta «di verificare se vi siano i presupposti per una nuova commissione d’accesso, dopo quella del 2015. Quanto sta emergendo su Brescello nel processo Grimilde disegna un quadro inquietante». —

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