Sospiro di sollievo dei dirigenti scolastici per il rientro al 60%
Il coordinatore regionale dei presidi, Gianluca Dradi: «Ha prevalso il buon senso Ora si vaccini tutto il personale e s riduca il numero di studenti per classe»
REGGIO EMILIA. «Ha prevalso il buon senso». Così Gianluca Dradi, coordinatore regionale dei dirigenti scolastici del sindacato Flc Cgil, dopo il dietrofront del governo sul rientro in massa a scuola degli studenti delle superiori a partire dal 26 aprile.
«A un mese dal termine delle lezioni – commenta Dradi – dopo che le scuole secondarie superiori hanno dovuto riorganizzare più volte le modalità di svolgimento delle attività didattiche (inizialmente tutti presenti, poi tutti in didattica a distanza, poi in presenza al 75%, poi al 50%, e così via), rientrare improvvisamente al 100% senza che nel frattempo fosse stato risolto alcuno dei noti problemi che hanno determinato la necessità di sospendere la didattica in presenza, e per di più con una variante del Covid maggiormente aggressiva, sarebbe stato un assurdo tributo alla retorica del “tutto bene, siamo usciti dalla crisi”».
Ora, si augura il coordinatore regionale dei dirigenti scolastici del sindacato Flc Cgil, «siano le autorità che siedono nei tavoli prefettizi, nel loro compito di tradurre nei territori provinciali l’accordo raggiunto tra governo, Regioni ed enti locali, a consolidare il principio del buon senso, limitando la presenza a scuola al limite minimo consentito, in attesa di risolvere almeno qualcuno dei problemi che tutti conosciamo».
Anche perché, spiega, nuove difficoltà organizzative sono state poste dal protocollo regionale del 6 aprile «he prevede che i docenti in attesa dell’esito del tampone siano da considerarsi in servizio, ma senza poter avere contatti con la classe: «Come dovrebbe essere ovvio, e come è stato subito segnalato dalla nostra organizzazione sindacale – evidenzia Dradi – questa disposizione impedisce di nominare un supplente in sostituzione del docente assente e quindi crea un problema per la sorveglianza delle classi, destinato ad aggravarsi con l’aumento del numero di studenti in presenza».
Il rientro in classe al 100%, per il sindacato avrebbe significato «rientrare come se non esistessero più problemi». Ma i problemi restano, ed è da lì che, secondo Dradi, occorre partire: «Si riprenda subito la campagna di vaccinazione del personale scolastico, assurdamente interrotta quando mancava circa un quarto del personale per raggiungere l’obiettivo di mettere in sicurezza la categoria. Infine, in vista della riapertura di settembre, si introduca l’unica, vera, misura che serve a prevenire la diffusione del contagio dentro la scuola: la riduzione del numero di alunni per classe».
Anche i sindacati reggiani della scuola, ieri, si erano espressi sulla Gazzetta contro il rientro in classe al 100%.
A preoccupare erano i trasporti, che avrebbero dovuto essere ulteriormente potenziati per evitare sui mezzi pubblici gli assembramenti da cui possono venire molti più contagi che dalla frequenza delle lezioni all’interno degli edifici scolastici.
Inoltre Monica Leonardi, segretaria provinciale della Cisl-scuola, e Silvano Saccani della Flc-Cgil avevano sottolineato l’inquietudine provocata nel personale scolastico dalle varianti in circolazione e dall’arresto della campagna vaccinale: «Nella nostra provincia – hanno affermato – fino all’8 aprile risultava vaccinato l’80% del personale scolastico, percentuale che scende al 75% se si comprendono i supplenti, le scuole private e i centri di formazione professionale. Parliamo di 9.441 addetti su un totale di 12.500, fra docenti e non docenti». Da chiarire, infine, «se all’interno delle aule basta il distanziamento di un metro o si deve passare ai due metri suggeriti dagli esperti».—
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