Anastasiya: «Non volevo nemmeno più vivere»
ROMA «Oltre al lutto che non mi hanno fatto vivere, ho dovuto combattere con persone che mi accusavano di essere l’assassina e di essere l’amante di Giovanni Princi». È lo sfogo di Anastasiya Kylemnyk, al processo in corte d’assise per l’ omicidio del fidanzato Luca Sacchi, avvenuto a Roma la notte tra il 23 e il 24 ottobre del 2019 che la vede nella veste di parte offesa e imputata per il presunto tentato acquisto di droga. «La morte di Luca – ha raccontato in aula la babysitter di origine ucraina – è stata un colpo talmente forte che io non volevo neanche più vivere. Io mi vedevo accanto a lui, volevo vivere con lui e creare una famiglia», ha aggiunto Anastasiya. «Il giorno dopo la morte di Luca sono andata sotto casa di Princi accompagnata da mia madre: volevo parlare con lui, volevo guardarlo negli occhi, volevo che mi dicesse cosa era successo, perché Luca non c’era più e se conosceva chi ci aveva aggrediti. Avrei voluto avere io tra le mani i responsabili perché mi avevano strappato la persona che amavo di più a questo mondo. Da Princi mi sono sentita tradita, pugnalata alle spalle. Sarebbe stato un tradimento anche per Luca». —
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