Gazzetta di Reggio

Reggio

L’inchiesta  

Arrestati padre e figlio Si fingevano tecnici per rubare nelle case

Enrico Lorenzo Tidona

In manette a ottobre per tre furti avvenuti anche a Reggio Stralciata la posizione nell’inchiesta che conta 50 colpi

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REGGIO EMILIA. L’inchiesta si chiama “Settimo comandamento”, che recita “non rubare”. È l’inchiesta con la quale nell’ottobre scorso sono finiti in manette in 14, con un’operazione del comando dei carabinieri della Spezia. Un’associazione a delinquere composta da sinti senza un lavoro ufficiale, ma abili professionisti dei furti. Ne avrebbero commessi 50, tre dei quali anche nel Reggiano, ad opera in questo caso di un padre e un figlio, Michele (62 anni) e Roberto Riviera (42 anni), la cui posizione è stata stralciata dal filone principale e per i quali è stata reiterata la misura di prevenzione dell’arresto dopo che il tribunale originario si era dichiarato incompetente, portando ieri all’interrogatorio di garanzia davanti al gup reggiano Dario De Luca, durante il quale si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. I due, difesi dall’avvocato Liborio Cataliotti, sono accusati di aver rubato in diverse abitazioni facendosi passare anche per tecnici dell’acqua che dovevano effettuare dei controlli. Le loro vittime erano principalmente degli anziani. Ad incastrarli sono state le cimici inserite dai carabinieri nell’auto: i due si beavano dei furti commessi, elencandoli. Traccia seguita poi dai militari che hanno trovato conferma dei colpi commessi anche a Reggio Emilia, dove sono entrati in azione tra novembre e dicembre del 2019.

Le ipotesi di reato per tutti gli indagati – alcuni dei quali percettori anche di reddito di cittadinanza -– sono a vario titolo l’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di furti, di furti in abitazione, truffe ad anziani e ricettazione. La banda aveva il suo quartier generale nel levante ligure, da dove partiva per razziare case e ville dalla Toscana fino all’Emilia. —

Enrico Lorenzo Tidona

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