Ciclopedonale, terra non pagata «Pronti a stendere filo spinato»
La protesta dei residenti di via Prampolini, espropriati e non ancora risarciti dal Comune. Intanto l’opposizione presenta una richiesta di accesso agli atti
CADELBOSCO SOPRA. Continua il braccio di ferro tra i residenti di via Prampolini e l’amministrazione comunale. I cittadini lamentano il mancato pagamento della porzione di terra ceduta al Comune di Cadelbosco Sopra per la realizzazione della ciclopedonale, per la quale erano stati investiti 285mila euro. La pista è stata inaugurata il 30 novembre 2019 alla presenza di Giammaria Manghi, sottosegretario alla presidenza della Regione.
Il più agguerrito dei residenti è Paolo Brunazzi, da tutti conosciuto come “Oracolo”, ex consigliere comunale, al quale l’amministrazione comunale deve ancora versare circa quattromila euro. Lo stesso era stato protagonista di una clamorosa iniziativa: aveva bloccato il passaggio sulla ciclopedonale con tre rotoballe. Ora, con un post su Facebook, minaccia di «scatenare l’inferno» e di stendere su via Prampolini del «filo spinato». L’ennesima protesta sarebbe stata provocata dalla mancanza di risposte da parte dell’amministrazione.
«Gli uffici del municipio non sono che stanze vuote. Il telefono squilla, ovvero “piange il telefono” alla Domenico Modugno. Alla richiesta di accesso agli atti presentata dal sottoscritto e da Marino Zani (capogruppo di opposizione, ndr), nessuna risposta pervenuta. Non hanno fatto effetto le rotoballe?» scrive sul gruppo Facebook di Cadelbosco Sopra.
Nei giorni scorsi, il sindaco Luigi Bellaria aveva rassicurato i residenti rispondendo che «a seguito della definizione delle aree oggetto di acquisizione da parte del Comune, l’ufficio tecnico ha affidato l’incarico a un notaio per il rogito di compravendita. All’atto della stipula del rogito saranno versate le somme stabilite negli accordi a suo tempo sottoscritti».
A questo proposito Marino Zani, capogruppo di “Cadelbosco per tutti”, conferma di avere presentato una richiesta di accesso agli atti. «L’amministrazione comunale, in base al regolamento, avrebbe dovuto rispondere entro 3 giorni dalla presentazione della nostra richiesta, ma mi è stato comunicato che si sono presi, legittimamente, altri 30 giorni. La domanda è: ma se era tutto a posto, come mai tutto questo tempo? Avevo presentato un’interrogazione al sindaco sul personale comunale ma l’amministrazione si è preoccupata di più della privacy che dell’organizzazione degli uffici». «Tuttavia – chiarisce – non mi sento di dare colpe al personale, ma piuttosto sulla mancata organizzazione della giunta comunale. Ricordo che c’è un gap abissale tra i dipendenti comunali e quelli dell’Unione: 7 contro 85». Zani presenterà un’interrogazione per conoscere l’elenco delle aree private che il Comune non ha ancora preso in carico: «Non ci sta bene il modus operandi di questa amministrazione, che non risponde alle richieste dei cittadini e dice che gli altri sono tutti brutti e cattivi. Per questo attueremo opportune azioni per aprire il dibattito sulle varie problematiche che interessano la nostra comunità». —
M.P.
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