«Forse sono ossa di appartenenti ad antiche famiglie nobili reggiane»
Monsignor Ghirelli, custode del patrimonio architettonico della diocesi, racconta le probabili origini storiche degli scheletri di San Prospero
Luigi Vinceti
REGGIO EMILIA, «È senza dubbio una scoperta interessante ma non mi azzarderei a ipotizzare che si tratti di vestigia di antichi romani: il rinvenimento è avvenuto solo ad un paio di metri di profondità, si dovrebbe scavare più a fondo per avere risposte più esatte sulle loro origini».
Monsignor Tiziano Ghirelli, esperto custode del patrimonio architettonico e culturale della diocesi di Reggio e Guastalla, è molto cauto e non si sbilancia nel fare ipotesi esatte sui due scheletri umani rinvenuti nel sottosuolo della piazza in cui sorge la basilica dedicata a San Prospero. Precisa infatti: «È vero che solo a un centinaio di metri di distanza da quello stesso punto, lungo la via Emilia sotto la sede del Credem, sono stati trovati resti di epoca romana ma sono vestigia più interrate rispetto alla terra rimossa nel plateatico antistante la chiesa».
Più probabile quindi «che quei resti scheletrici contino poco più di un migliaio di anni e risalgano all’Ottavo/Nono secolo, al massimo al Settecento dopo Cristo. Molti dubbi potranno comunque essere risolti dalle analisi antropologiche che verranno condotte dai tecnici del Comune e della Sovrintendenza archeologica». Ghirelli delinea poi alcune possibili soluzioni. «Potremmo pensare a corpi deposti prima dell’anno Mille, di Longobardi scesi in terra emiliana. Ma non è da escludere siano componenti di nobili famiglie reggiane. Perché fino all’Ottocento era usuale, per i notabili della città, deporre le salme dei congiunti nel cimitero allestito negli spazi posti accanto alle chiese più importanti. Qui siano infatti davanti a San Prospero (basilica sorta sulle vestigia di un analogo tempio antecedente, ndr) e nel retro dell’abside del Duomo».
Magari «uno spazio scelto perché ubicato su un più antico cimitero romano, poi ricoperto. Magari si arrivasse ad una simile conclusione, che indurrebbe a incidere più a fondo in quello stesso luogo per portare alla luce antichi reperti. Potremmo così mostrare le nostre antiche origini come hanno già fatto a Milano, Treviso, Verona o Brescia. Aspettiamo fiduciosi».
La tradizione vuole che la chiesa a San Prospero sia stata eretta dai reggiani per ringraziare il santo della protezione ricevuta durante una calata di barbari. L’insediamento urbano non venne infatti riconosciuto perché avvolto da una nebbia impenetrabile. Era il 24 novembre: data della festa del santo patrono di Reggio Emilia. —
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