Gazzetta di Reggio

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NOVELLARA 

Fu catturato mentre cercava di raggiungere altri partigiani

A.C.

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NOVELLARA. Carlo Simonazzi (1902-1945), nacque e visse al Carrobbio di San Bernardino. Faceva il fabbro e, per un tragico scherzo del destino, cadde in una delle ultime battaglie, all’età di 44 anni, il giorno antecedente la Liberazione. Nonostante l’imminente fine della guerra, i nazisti tedeschi in ritirata e i fascisti italiani allo sbando continuarono, infatti, a perpetrare crimini. Fin dall’avvento del fascismo a Novellara con la nomina prefettizia del primo podestà fascista nell’aprile 1921, Simonazzi dimostrò una chiara avversione al regime che stava prendendo piede, anche nella Bassa, con le violenze squadriste.

La sua adesione alla causa antifascista è attestata dai ricordi dei familiari e dall’attenzione, non casuale, della stampa dell’epoca. Il primo gennaio del 1921, infatti, il nome di Simonazzi comparì nella cronaca del Giornale di Reggio, definendolo autore di un’“aggressione malvagia” nei confronti di un conte appartenente alla “nobil casa Spalletti”. Peraltro un articolo pubblicato nella stessa pagina plaudiva alla creazione di una “Unione antibolscevica” a Novellara «sorta a tutela dell’ordine e per la rigenerazione morale del popolo». Dietro a questi articoli c’erano già le schermaglie di quella guerra tra regime e antifascisti che ammorberà la Bassa per i successivi 24 anni e che avrà in Simonazzi uno dei protagonisti.

Il 24 aprile 1945 un gruppo di partigiani abitanti a Carrobbio viene a sapere che nella Rocca di Castelnovo Sotto i nazi-fascisti han fatto prigionieri quattro combattenti antifascisti della 77ª brigata Sap. A bordo di un mezzo, per liberare i compagni sequestrati, partono Posacchio Malaguti, giovane genitore di due figli cui i fascisti hanno fucilato il padre due mesi prima in piazza a Bagnolo; il giovane Alvaro Simonazzi che sente ancora le urla strazianti della madre mentre i tedeschi con colpi di mitraglia uccidono il fratello Arvedo nell’aia di casa, nonché cugino di Carlo Simonazzi; poi il sarto Dimmo Vioni e Aronne Morellini.

Dopo aver superato il ponte sul Crostolo a Santa Vittoria di Gualtieri, il comando partigiano percorre l’argine sinistro del torrente in direzione Castelnovo Sotto. In località Camporanieri vengono intercettati da un blindato tedesco che apre il fuoco, uccidendo Malaguti e Simonazzi. Morellini ferito si trascina via e riuscirà a salvarsi. Vioni alza le braccia, si arrende e viene fatto ostaggio dei nazisti. Verso la tarda mattinata da San Bernardino parte su una motocarrozzetta Carlo Simonazzi. Ignaro della tragedia già consumatasi, ma sospettoso e preoccupato per il mancato ritorno dei quattro partigiani partiti qualche ora prima, tra cui suo cugino Alvaro, vuole raggiungere Castelnovo Sotto. Si offre di andare al posto di un partigiano sposato. A metà strada i fascisti lo intercettano. Verrà fucilato qualche ora dopo contro il muro della Rocca assieme a Dimmo Vioni e ai quattro partigiani Lino Bigliardi, Afro Caleffi, Adriano Cervi e Iaro Gandolfi, quest’ultimo rimasto ferito e salvatosi nascosto sotto il cadavere di un altro. —

A.C.

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