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Reggio Emilia, sale l’apprensione al Parco delle Caprette: «Abbiamo paura di quel maniaco»

La notizia delle aggressioni sessuali lungo il Crostolo spaventa le donne a passeggio. Molte evitano i tratti isolati, altre girano con lo spray urticante


24 aprile 2021 Leonardo Grilli


REGGIO EMILIA. C’è chi camminando presta più attenzione ai cespugli e ad eventuali nascondigli, chi preferisce evitare tratti isolati, chi si fa accompagnare dal marito o da un amico e chi tiene in tasca lo spray urticante pronto all’uso.

La notizia di un molestatore che si aggira nel Parco delle Caprette, lungo i percorsi ciclabili e pedonali che costeggiano il Crostolo, ha comprensibilmente diffuso una generale sensazione di timore e insicurezza fra i reggiani che abitualmente frequentano quell’immensa area verde, una delle più gettonate in città.

Ad aver paura sono soprattutto le ragazze e le donne sole, l’obiettivo preferito dell’aggressore secondo quanto raccontato in una denuncia e due segnalazioni presentate da altrettante vittime a polizia e carabinieri. E così, mentre i controlli nel parco sono stati rafforzati, c’è chi si attrezza per fronteggiare eventuali molestie.

«Veniamo spesso assieme ma la guardia del corpo, visti i tempi, è sempre meglio averla – racconta Linda Andreoli indicando l’uomo che l’accompagna –. Se fossi da sola in questi giorni presterei più attenzione a quello che mi succede attorno, ma in borsa tengo sempre lo spray al peperoncino. Non si sa mai».

Ma c’è anche chi, pur non avendo mai subito aggressioni o molestie fisiche, ha già ricevuto in passato attenzioni indesiderate da parte di qualche uomo: «Sono venuta a sapere dai social di questa persona che si nasconde fra i cespugli e importuna le ragazze – spiega Aneta Camellini –. Io vengo tutti i giorni alle Caprette. Non ho mai subìto molestie del genere ma ho ricevuto in passato commenti e apprezzamenti sul mio fisico, fischi o parole che anche se meno gravi rispetto a un abuso non fa comunque piacere ricevere».

E ora, prosegue Aneta, «non mi sento assolutamente sicura. Ci sono dei punti in cui fra parco, scivoli e bambini ci sono più persone ma più avanti si trovano dei percorsi un po’ più isolati dove ci si può nascondere facilmente. E se dovesse accadere qualcosa lì, nessuno si accorgerebbe di nulla». Chi non sapeva del molestatore, ma condivide i timori a camminare nelle aree isolate del parco, è Erika Galloni: «Cerco sempre di venire in orari in cui c’è un po’ di passaggio, né prestissimo né tardissimo. In certe zone, non all’inizio del parco ma andando avanti nel percorso, ci sono dei punti più scoperti dove non c’è quasi mai nessuno. Lì ho il timore che ci possa essere un malintenzionato e se sento qualcuno che si avvicina o dei rumori, magari solo degli animali, sopraggiunge l’apprensione che ci possa essere qualcuno che mi vuole fare del male. Quando vedo qualcuno come me che cammina o corre sono più tranquilla». Le Caprette, prosegue Erika, «sono un bel parco ma bisognerebbe che ci fosse più interesse nel tenerlo controllato, più sicurezza. Io, che ho 40 anni, del timore ce l’ho».

Fiorina Iorio invece, anche lei assidua frequentatrice della zona, ha deciso di cambiare le sue abitudini. Almeno per il momento. «Ho sentito della notizia del maniaco – spiega – e non mi sento sicura. Tant’è che oggi sono arrivata a metà del mio percorso abituale e ora sto tornando indietro. Non mi è mai successo nulla e sono anni che frequento questo parco, ma servirebbero dei controlli maggiori visto quello che è accaduto e considerando che ci sono delle zone, se non più pericolose, senz’altro più isolate. Nel weekend va anche bene perché c’è più gente, ma nei giorni infrasettimanali c’è meno passaggio, sopratutto quando vengo al mattino». Amante delle Caprette è anche Giuliana Medici, che racconta: «Da quando ho saputo delle denunce tengo gli occhi più aperti quando vengo a camminare. Personalmente il parco l’ho sempre sentito sicuro, incontro sempre della gente, ma è vero che se vai oltre, dove non ci sono abitazioni, esistono dei tratti più “oscuri”».

Ad aver avuto nel tempo «qualche tentativo di abbordaggio» è infine Corinna Teruzzi: «Sempre situazioni gestibili – precisa – al massimo persone invadenti ma nulla di più. Non mi sento tranquilla solo in estate, quando non c’è nessuno in giro e cammini in mezzo al deserto. Forse dovrebbero esserci più controlli, ci si abitua all’idea di sentirsi sicuri ma quando sei in campagna, da sola, se sbuca fuori qualcuno con cattive intenzioni non sai cosa fare». —

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