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Scheletri rimossi rimane il cantiere «Non vogliamo finire come loro»

Leonardo Grilli

I resti ritrovati riaccendono le proteste dei commercianti «Lunedì apriremo con i lavori, non si potevano fare prima?»

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Leonardo Grilli

reggio emilia. Anni e anni a cercare scheletri nell’armadio del Comune – ironizza qualcuno in piazza – e poi spuntano lì, un paio di metri sotto il terreno di piazza San Prospero. Tra ironie che sdrammatizzano e preoccupazioni che montano, i due ossuti resti sepolti secoli fa nel cuore di Reggio Emilia, sui quali migliaia di reggiani ignari hanno pasteggiato, bevuto e fatto acquisti per decenni, sono stati rimossi già ieri dal cantiere.

Un’ansia in meno per i ristoratori e commercianti che affacciano sulla piazza, preoccupati da un eventuale rallentamento dei lavori. Ma le critiche verso l’operato del Comune restano e si concentrano su due aspetti: la «mancata comunicazione» dell’avvio del cantiere e la concomitanza con la riapertura di lunedì vincolata, tra l’altro, alle distese. «Speriamo di non fare la fine di quei due scheletri», ironizza qualcuno.

«Di solito mi adeguo ma capisco le lamentele dei miei vicini – racconta Paolo Pancaldi, titolare dell’Antica Salumeria –. Dopo mesi di chiusura ora forse riusciamo a lavorare, solo all’aperto e solo se non piove, e ci troviamo questo cantiere. È una coincidenza antipatica. Abbiamo parlato con l’ingegnere che dirige i lavori e ci ha rassicurato sulla velocità degli operai».

Nel frattempo, prosegue Pancaldi, «ci stiamo organizzando per le distese. Ad oggi, almeno per quanto ci riguarda, il Comune deve ancora autorizzarcele e so che tutti abbiamo chiesto metrature più ampie visto il periodo. Intanto abbiamo comprato tavoli e sedie nuovi e gli ombrelloni, un investimento costoso in coerenza con la storicità del locale».

Perplesso anche Angelo Melli, titolare dell’omonimo Panificio: «Premetto che se il lavoro è da fare va fatto e che, a quanto ci hanno detto, il disagio sarà, si fa per dire, limitato. Ma quello che fa imbestialire è il cominciare col cantiere proprio in questo momento. Il Comune doveva renderci partecipi: non possiamo trovarci davanti all’evidenza delle cose, è stata una mancanza di rispetto verso di noi».

Anche Melli è stato rassicurato «dal capocantiere, che ci ha illustrato le tappe spiegandoci che andranno avanti a macchia di leopardo senza occupare tutta la piazza. Le distese dovremmo riuscire a metterle anche se mangiare con i lavori accanto non è certo piacevole».

Più stoico, non senza qualche critica, anche Giovanni Capece della Piadineria dei Leoni: «Sono fiducioso, la ditta che fa i lavori è super disponibile. Per quanto riguarda le distese sono fortunato perché vendo un prodotto che si può mangiare anche camminando. Ma sicuramente il cantiere è un disagio, nonostante tutto quello che già abbiamo passato e stiamo passando. E chissà quando finirà. Per natura non sono polemico, e ormai i lavori sono partiti e vanno terminati, ma hanno avuto molto tempo per farli e iniziare ora sembra quasi menefreghismo verso di noi. Tra l’altro nessuno ci ha avvisato, neanche un pezzo di carta sotto la porta».

Chi non si occupa di ristorazione, ma da anni è un punto di riferimento per piazza San Prospero, è invece Paolo Caliumi dell’ortofrutta “Il Fruttologo”.

«L’assurdità della cosa – spiega raccontando il suo punto di vista – è che hanno avuto un anno e mezzo di Covid e locali chiusi per cominciare il cantiere e il tempismo di partire adesso è fuori dalla realtà. Si sapeva da sette anni che la piazza andasse riqualificata, non lo hanno deciso un mese fa. Hanno sempre rimandato finché non sono arrivati precisi nel momento delle distese: maggio e giugno sono i mesi migliori, poi la gente inizia ad andare in vacanza e la città si svuota».

Anche Caliumi, così come gli altri commercianti della piazza, ha poi avuto rassicurazioni dagli operai e dall’assessora al Commercio, Mariafrancesca Sidoli, che nei giorni scorsi si è confrontata con loro: «Da quello che ci hanno detto assessore e tecnico il cantiere è stato progettato in modo da occupare una sola zona della piazza, una settimana alla volta. Il grosso dei lavori sarà il rifacimento del plateatico, che comporterà la chiusura di tutta l’area, ed era necessario partire ora con il cantiere preliminare per non gravare più tardi sul commercio in modo peggiore, ad esempio sotto Natale o sotto San Prospero. Fossi nei ristoratori preferirei, pur con tutte le difficoltà che questo comporta, delle distese con i lavori vicino adesso piuttosto che non poter fare nulla il prossimo anno». —

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