Sì di Confcommercio ai parrucchieri aperti il Primo Maggio
L’associazione dopo lo scontro fra la Cgil e il Comune «Decisione utile per il bene delle imprese e dei lavoratori»
REGGIO EMILIA. Anche i titolari di botteghe e saloni in cui si acconciano capelli e si cura la bellezza festeggiano, a loro modo, il Primo Maggio. Grazie all’apertura straordinaria, infatti, recupereranno un po’ delle perdite subite a causa della pandemia, che potrebbero costringerli a licenziare i lavoratori. Confcommercio se ne assume parte del merito e afferma: «Celebriamo il lavoro aiutando le imprese a mantenerlo».
Con questo argomento giustifica i parrucchieri, gli estetisti e i tatuatori che hanno ottenuto dal Comune la possibilità di tenere aperti i negozi in quel giorno.
I sindacati confederali protestano, ritenendo sacrosanto il diritto dei dipendenti di riposare in occasione della Festa dei Lavoratori. La decisione del Comune è condivisa e difesa, invece, da Confcommercio, che due giorni fa ha partecipato insieme a Cna, Lapam-Confartigianato e Confesercenti, al confronto con le organizzazioni sindacali indetto da Mariafrancesca Sidoli, assessore comunale alle Attività produttive.
Le associazioni impreditoriali chiedevano l’apertura, in deroga al regolamento comunale dei servizi alla persona, anche per il 25 Aprile.
Il Comune l’ha concessa solo per il Primo Maggio. Davide Massarini, presidente provinciale di Confcommercio-Imprese per l’Italia, ne è pago e ribatte alle accuse espresse da Luca Chierici, segretario provinciale della Filcams-Cgil.
«Comprendiamo – scrive – la posizione del sindacato, ma in un contesto pesantemente indebolito dalla pandemia come quello di quest’anno, dare la possibilità di lavorare a categorie fortemente penalizzate da protocolli e chiusure, che peraltro sono tra le categorie che maggiormente occupano giovani e donne, sia il miglior modo di celebrare il lavoro e l'occupazione. La tenuta occupazionale sarà purtroppo tra le sfide del prossimo futuro e credo che nell’affrontarla, così come avvenuto in questo caso, dovremo trovare sempre di più mediazioni che siano pragmatiche oltre che coerenti coi valori che condividiamo, per il bene delle imprese e dei lavoratori». —
L.S.
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