«Bene svuotare le ex Reggiane ma non sia un trasferimento»
Il movimento “Raccontiamoci e ascoltiamoci” scrive al sindaco Luca Vecchi «Servono percorsi di reinserimento, non basta spostare i senzatetto altrove»
Ambra Prati
REGGIO EMILIA. «Siamo favorevoli allo svuotamento delle ex Reggiane purché sia un’operazione seria, di legalità e con un inserimento reale, non un semplice spostamento di senzatetto. Nel frattempo occorre rendere la vita tra i capannoni più dignitosa».
È perentorio Angelo Tedioli, portavoce di “Raccontiamoci e ascoltiamoci”, un movimento spontaneo di cittadini che raggruppa una trentina di associazioni unite dall’unico scopo di prendersi cura del proprio quartiere, nel caso specifico la travagliata Santa Croce. In una lettera aperta indirizzata al sindaco Luca Vecchi, all’assessore alle Politiche per i migranti Daniele Marchi e al vescovo Massimo Camisasca il coordinamento di associazioni – che annovera firmatari noti, da Stefano Buffagni (presidente di Ascolta Santa Croce) al prete degli ultimi don Daniele Simonazzi, da Innocenza Grillone (presidente di Prima e Dopo di Noi) all’ex consigliere Donato Vena, da Matteo Rinaldini a Vittorio Cenini, anima dell’unione di forze – prende la parola, in maniera collettiva, sulla situazione all’interno delle ex Reggiane. «Geograficamente – spiega – quest’area si trova nella città e in particolare nel quartiere di Santa Croce, ma sembra essere zona a sé. Noi crediamo invece che le persone che la abitano siano parte di Reggio e siano una presenza concreta che materializza il fallimento delle politiche nazionali ed europee in tema di immigrazione, e manifesta tutta la violenza di una globalizzazione discriminatoria. Perciò – sottolinea – leggere il fenomeno nella sua complessità e affrontarlo come comunità potrà essere un’occasione per un cambiamento di prospettiva che coinvolga la città intera». E mentre il dibattito si è sviluppato portando la situazione delle ex Reggiane sotto i riflettori, «noi abbiamo continuato ad essere presenti tra quei capannoni, ad ascoltare le storie di chi ci vive e chiede”, prosegue Tedioli, che poi spiega: «C’è chi si occupa di portare cibo, chi coperte o altro. Io, mia moglie Paola Fornaciari e Francesco Braghiroli (diacono della Caritas) ci andiamo ogni sabato per svolgere una piccola funzione religiosa, che talvolta è una messa e talaltra è una preghiera collettiva».
Mentre sullo sgombero ventilato dal Comune Tedioli chiarisce: «Le ultime ordinanze del sindaco, che non abbiamo compreso, riguardavano la polizia e la chiusura degli accessi: se si buttano fuori le persone e poi si chiudono gli accessi non si risolve nulla, al contrario occorre gradualità e risorse, magari instaurando relazioni con il quartiere se le persone vorranno rimanere qui. In caso contrario tanto vale lasciarli lì». Nella lettera infatti si legge: «Condividiamo il progetto Reggiane Off, che prevede una fuoriuscita delle persone attraverso percorsi di inserimento sociale, abitativo e lavorativo. È indispensabile agire anche da un punto di vista documentale: la sicurezza passa attraverso la regolarizzazione delle situazioni. Questi percorsi necessitano di risorse, operatori qualificati e collaborazione fra le istituzioni e le diverse realtà attive all’interno dei capannoni. Mentre si materializzano le vie di uscita è indispensabile rendere la situazione in quell’area la più dignitosa possibile: luoghi così offrono manovalanza a basso costo alla criminalità organizzata. Noi ci dichiariamo, fin da subito, disponibili a cooperare al progetto. Che avrà successo se sarà in grado di trovare soluzioni effettive e senza limitarsi a disperdere o a collocare le persone in altri luoghi della città meno visibili; se si ricorderà che non tutti i senza dimora vivono alle ex Officine Reggiane; se sarà occasione di ripensare l’accesso ai servizi, a partire dalle politiche abitative». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
