«La Rete è piena di fascisti. Oggi la Resistenza si fa online»
Le nuove sfide dalla casa dei sette fratelli Cervi. Albertina Soliani: «Sempre collegati con il popolo»
A Reggio Emilia, e non solo, 25 Aprile vuol dire Casa Cervi. Il riferimento a questo luogo simbolo della Resistenza, da queste parti, suona automatico.
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E pazienza se per il secondo anno consecutivo le celebrazioni – a causa delle restrizioni dovute alle norme anti-Covid – si dovranno tenere a distanza, senza quel mare di persone che ogni anno si riversa negli ampi spazi all’interno dei quali una volta vivevano i sette fratelli più famosi d’Italia.
In occasione del 76esimo anniversario della Liberazione, la presidente dell’Istituto Cervi, l’ex senatrice Albertina Soliani, ci accoglie nella casa-museo e ci racconta come sono stati affrontati questi mesi di pandemia e cosa è cambiato nella preparazione di questa ricorrenza.
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IL SENTIMENTO
«Sarà un 25 Aprile tutto particolare – spiega Soliani – perché qui siamo abituati ad avere migliaia di persone presenti qui in mezzo a tante emozioni, con la vivacità dei più giovani e la commozione dei più anziani. Dopo due edizioni senza pubblico, viene da chiedersi se il sentimento di popolo del 25 Aprile di Casa Cervi c’è ancora. Io credo di sì, lo abbiamo sentito l’anno scorso quando in migliaia si sono connessi alle nostre iniziative online e lo stiamo sentendo in questi giorni, mentre stiamo preparando l’edizione di quest’anno. Non si potrà essere in presenza, ma abbiamo lavorato affinché si possa stare insieme per tutte le ore del giorno con video, musica, interventi anche importanti di persone e istituzioni che ci aiutano a capire meglio il 25 Aprile di oggi. Presenze che ci dicono che il 25 Aprile è più vivo che mai».
IL NEMICO INVISIBILE
Casa Cervi è un luogo in cui si celebra la Resistenza. Oggi, a 76 anni dalla Liberazione dell’Italia dal nazifascismo, la resistenza che il Paese è chiamato ad affrontare è di tipo diverso, contro un nemico invisibile – il Covid – che ugualmente ha cambiato la vita di tutte le persone. Inevitabilmente, anche l’Istituto Cervi ha dovuto adeguarsi al cambiamento, modificando le proprie linee d’azione.
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«Siamo un luogo, e lo dico al presente, di popolo, dove la gente viene e si sente a casa propria. Quando nei mesi scorsi ci siamo trovati chiusi come tutti, ci siamo chiesti quale potesse essere il messaggio che Casa Cervi doveva dare in un momento così difficile – aggiunge la presidente Soliani –. Ci siamo risposti che dovevamo continuare a raggiungere le persone nel loro animo, nella conoscenza, e per questo ci siamo attrezzati per potenziare la nostra presenza su internet. In questi due anni abbiamo sfruttato la rete come mai ci saremmo immaginati: Facebook, Youtube, ma non solo. La sala “Cocconi” è diventata sede della nostra radio: tutti i venerdì trasmettiamo sui social, dalle 18 alle 19, una trasmissione che racconta, nel presente, cosa vuol dire avere un animo e una testa vigile sulla democrazia, sui valori antifascisti, sul patrimonio di Casa Cervi. C’è stata dunque una trasformazione profonda che ci porterà ad avere, anziché migliaia di persone sui nostri prati, tantissimi che si collegheranno online. La resistenza di oggi? Bisogna lottare, non deprimersi, non perdere la fiducia e la speranza, guardare avanti. Questi sono gli elementi della resistenza di oggi. E giusto per far capire quanto il mondo si cambiato, va detto che la resistenza si fa anche online: forte è, infatti, la presenza dei fascisti in rete, che ci ha portato a doverci attrezzare per difenderci dagli attacchi».
CASA APERTA SUL PRESENTE
Lo slogan che caratterizzerà questa edizione della Festa di Liberazione per l’Istituto sarà “Una casa aperta sul presente”.
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«Penso che il 25 Aprile – specifica la presidente – vada capito, esplorato e realizzato nell’oggi. E per questo motivo rivolgiamo un’attenzione particolare al resto del mondo dove, in alcuni luoghi, si vive la conquista della democrazia, cioè la resistenza, quasi come la si viveva qui. Se pensiamo al Myanmar, c’è un popolo intero per le strade che si organizza come si organizzavano i partigiani, sfuggendo ai militari come ai nazifascisti. Anche questo popolo sta resistendo in maniera non violenta, con la disobbedienza civile, e abbiamo sentito che cantano anche “Bella ciao”. Per noi è un modo per dire che la Resistenza c’è anche in altre parti del mondo. E resistono anche in rete. I messaggi della Resistenza sono fondamentali anche per affrontare le sfide di adesso. Quando arriva un problema come quello del Covid, con tutte le conseguenze che genera, bisogna pensare a un sogno che guardi al futuro. In questo senso, quello che abbiamo allestito è un 25 Aprile che parla più direttamente alle persone più di quanto non facesse prima».
PRESENZA ANCHE IN ASSENZA
Viene da chiedersi se in questi mesi Casa Cervi sia rimasta ugualmente un punto di riferimento per i tanti abituati a popolarla. «Devo dire che nessuno si è sentito orfano: tutti sapevano che c’eravamo. La nostra presenza si è fatta sentire anche quando non ci si poteva vedere di persona, abbiamo avuto incontri importanti. Ci siamo sentiti partecipi e in collegamento con le istituzioni, e anche con il popolo. Nelle poche finestre che abbiamo avuto a disposizione, il pubblico ha immediatamente risposto. Un ragionamento che vale ad esempio sia per il festival teatrale che per il 25 luglio (la pastasciutta antifascista), organizzati in presenza e nel rispetto delle norme con 500 persone. Abbiamo potenziato altri servizi come la biblioteca per ragazzi, che ha organizzato diverse letture online, e progettato il nuovo museo, che dopo vent’anni verrà rinnovato. Al termine di questa fase, avremo un pubblico di due tipi: quello abituato a partecipare in presenza e quello che ci seguirà in maniera virtuale».
FASE NUOVA PER L’ITALIA
Inevitabile, con l’ex senatrice, una riflessione politica sul momento che sta attraversando il Paese.
«Pur in mezzo a tante difficoltà – spiega – vedo un’Italia più presente in Europa. Senza fare distinzioni tra i governi di Conte e Draghi, caratterizzati dalla sempre fondamentale presenza di Mattarella, l’Italia è rimasta in piedi, anche contro le tentazioni populiste peggiori. Il Paese ha davanti una prospettiva di sviluppo e di crescita perché pienamente europea. Se non fossimo in Europa, saremmo dei singoli pieni di problemi. Questi anni hanno rafforzato un’immagine dell’Italia che ha fatto quasi da guida dell’Unione Europea, un po’ come negli anni d’oro, quando essa si costituì. Se negli anni passati ci eravamo abituati a vedere leader prima la Gran Bretagna poi la Germania e la Francia, oggi mi sento di dire che è l’Italia che in questi ultimi tempi ha acquistato reputazione.
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Abbiamo davanti il cammino di un’Italia più robusta e più riconosciuta nel mondo. Se devo individuare una criticità, è quello della coesione nazionale, su cui c’è da lavorare ancora molto. Si sta aprendo proprio in questi giorni la partita della gestione dei fondi che arrivano dall’Europa e che dovrebbero aiutare i settori vitali del Paese. C’è davanti un periodo di investimento e crescita nel quale ognuno dovrà fare la propria parte e che porterà, spero, un’idea di cambiamento in molti settori, a partire dalla pubblica amministrazione. Mi immagino un Paese che abbia voglia di cambiare, e per questo ci vorrebbero tanti giovani: se penso alla Liberazione di 76 anni fa e alle macerie che c’erano, a quel tempo i giovani in tre anni fecero una Repubblica, un Governo di unità nazionale, la Costituzione, e contribuirono alla ricostruzione del Paese, avviando uno sviluppo che ha portato al boom economico. A mio avviso siamo in una fase simile, a patto che ci sia una forte unità politica e delle forze sociali ed economiche». —
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