Una festa di tutti che resta sempre attuale
L'editoriale del direttore della Gazzetta di Reggio in occasione del 76esimo anniversario della Liberazione
REGGIO EMILIA. Una festa di tutti. È così che dovrebbe essere. È così che la pensiamo (e la vogliamo). Ecco il nostro 25 Aprile, qualcosa che celebri, ricordi, racconti e non che divida. Potremmo guardare in casa d’altri e prendere appunti. Si è mai visto qualcuno negli Stati Uniti contestare il 4 luglio? Francamente non risulta. Prevale l’orgoglio, il senso di comunità, di essere tutti eredi di chi ha lottato per una cosa sola. Si chiama libertà e a noi è costata cara. Abbiamo saldato un conto enorme. E allora smettiamo di pagare. Smettiamo di schiaffeggiare il valore di questa festa nazionale trasformandola ancora una volta in un ring per zuffe politiche, per regolare conti che nulla hanno a che fare con la storia ma solo con le beghe di partito e con la smania del consenso.
Il mondo certo è cambiato anche se tornano a soffiare venti gelidi tra Oriente e Occidente, dispute che di ideologico hanno però sempre meno e che guardano più che altro al portafoglio. Ma questa è un’altra storia. Oggi si celebra la libertà. Può sembrare banale ma non lo è. Perché, come racconta in queste pagine la presidente dell’Istituto Cervi, il fascismo ancora non è vinto. Non porta più la camicia nera (almeno non sempre) ma sopravvive in qualcuno e si adatta ai tempi, muovendosi spesso indisturbato nella rete. Resta il nemico di chi, come noi, crede nei diritti della Costituzione e rispetta il sacrificio di chi ci ha portato fino a quel testo dove si può leggere l’essenza stessa della democrazia.
Anche per questo la Resistenza non va solo celebrata come faremo domani ma anche praticata, nei pensieri e nelle azioni. È un impegno che, ora come allora, dobbiamo prenderci senza ingrossare il partito degli indifferenti, di chi pensa che la lotta partigiana sia ormai materia da confinare nei testi di scuola. Non ce ne accorgiamo ma la Resistenza non ha mai perso la propria attualità. I suoi valori si ripropongono ogni giorno. La Liberazione è nata come reazione all’ingiustizia, alla violenza, alla negazione di diritti elementari, come tutela della dignità umana, della legalità, come difesa della vita. Possiamo dire con certezza che nel mondo o nelle nostre città questi pericoli sono stati spazzati via? Purtroppo no.
Resistenza vuol dire impegno quotidiano per eliminare ogni ostacolo sulla strada dell’equità, per difendere chi è più debole, per cancellare il disprezzo di chi è diverso, il timore dell’altro. Se è così, c’è ancora molto da fare. Non dobbiamo mollare e continuare a lottare per i valori in cui crediamo.
Intanto, non dimentichiamo quel che è stato. Sarebbe rinnegare le nostre radici repubblicane e francamente non possiamo permettercelo.
E difendiamole, queste radici, da chi vorrebbe riscrivere la storia. È già troppo complicata così com’è, non c’è bisogno di ribaltarla ma solo di studiarla con un rinnovato orgoglio. Perché la Resistenza non ha colori, vi parteciparono tutti con un solo scopo: chiudere un crimine e spianare la strada alla pace e al progresso. Lo dobbiamo, a Reggio Emilia più che altrove, a chi ha lottato ed è morto consegnandoci un futuro migliore di allora. Non ce ne pentiremo. —
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